13/02/15

#TheHijabProject_02 : Il hijab.



 *Hijab . Il mio diritto, la mia scelta, la mia vita*

Buon venerdì a tutti! Eccoci alla seconda pubblicazione de #TheHijabProject, la rubrica settimanale nata con il solo scopo di farvi scoprire qualcosa di nuovo e guardare un pò oltre ai luoghi comuni. Innanzitutto vorrei cominciare con un enorme ringraziamento a tutte le ragazze che hanno deciso di collaborare con me a questo progetto.
Senza di loro e le loro testimonianze sarebbe stato impossibile cominciarlo.
Non ho riportato la parola di tutte coloro che mi hanno scritto ma il loro racconto è stato estremamente necessario affinchè io potessi capire in pieno la loro scelta.

Ringrazio anche un pò la mia pazzia, perchè se quel sabato di inizio ottobre non avessi avuto il coraggio di fermare un gruppo di giovani ragazze con il hijab, mentre facevano merenda in un centro commerciale, non sarebbe mai cominciata questa avventura.
 
Grazie alle mie prime sostenitrici Sara e Ward. Questo post lo dedico a voi.
Ciò di cui parleremo oggi darà la possibilità di cambiare un pò la visione delle cose e rivalutare alcuni punti che per molti "infedeli" non sono chiari. Per infedele intendo una persona non-musulmana. Una persona qualunque che, come me, dell' Islam ha sempre saputo ben poco.
Ma prima di dare il via a questa nuova chiacchierata vorrei tornare brevemente sul topic discusso la scorsa settimana perché molti di voi non hanno compreso in pieno la differenza tra cultura araba e religione islamica.
Provate a pensare ad una ragazza che vive nel Nord Europa nata e cresciuta in un contesto che di religioso ha poco e niente. Provate ora a pensare che questa ragazza, raggiunta una certa età, decida di cominciare a credere in qualcosa e informandosi e studiando, scelga la via dell' Islam. Questa ragazza, bionda con gli occhi azzurri e dai lineamenti perfettamente nordici, della cultura araba cosa mai potrà sapere?
Direi poco e niente, se non viaggiando, conoscendo persone arabe o studiando.
Ecco, questo esempio credo sia quello più calzante.
Da tempo seguo una ragazza estone che da tre anni si è convertita all' Islam.
Ha una pagina facebook molto popolare e un consistente numero di follower su instagram.
Conosciuta come Eslimah, questa ragazza della cultura araba credo sapesse molto poco quando decise di convertirsi.
Visto che la curiosità è donna, qualche giorno prima di pubblicare il primo articolo, le ho scritto una mail parlandole del mio progetto. Da lei non cercavo alcun tipo di risposta legata al perché indossasse il hijab. Per una donna convertita all'Islam di sua spontanea volontà credo sia normale nutrire il bisogno di sentirsi il più integrata possibile alla sua nuova fede. Non le ho chiesto quindi perchè indossa il velo o perchè ha deciso di farlo, le ho invece chiesto come ci si sente ad essere una musulmana in una famiglia nordica (quindi priva di radici islamiche o arabe) in un Paese come l' Estonia, che difficilmente ospita stranieri. Esattamente come fece J nelle sue mail, il primo concetto che mi ha specificato è che religione islamica non c'entra niente con la cultura araba.
Sono due cose diverse. Anche per lei, all'inizio, erano inscindibili l'una dall'altra, ma col tempo e la fede, ha capito che una non è il sinonimo dell'altra. Ed è qui che vorrei far notare la vera differenza tra cultura e religione. Essere islamici non significa essere arabi.
Quando accadono tragedie in nome di Allah non accadono per colpa della religione, ma della cultura. Del nostro bagaglio culturale, di come vi vengono insegnate certe cose.
Ma sulla cultura ci torneremo prossimamente. E' un argomento talmente vasto da impedirci di parlarne solo così poco.

Le ragazze che invece sto contattando per portare avanti questo progetto sono tutte ragazze di famiglia araba e di seconda generazione in Italia. (chi più chi meno). Sono ragazze che sono nate in una famiglia che ha trasmesso loro il proprio retaggio culturale e la scelta dell'hijab potrebbe dipendere da tanti fattori come anche la scelta di non indossarlo. Ho deciso di contattare loro e non musulmani in generale, perché ciò che più mi preme è riuscire a dimostrare che queste ragazze, musulmane di famiglia e arabe di cultura, siano comunque in grado di portare avanti una vita normale senza troppi pregiudizi e integrarsi perfettamente. Se solo glielo lasciassimo fare.


Iniziamo dunque l'argomento di oggi :Il Hijab

Andreste mai a chiedere ad una donna convertita all' Islam per sua scelta, perché decide di indossare il velo? Lo chiedereste invece ad una ragazza egiziana, col pregiudizio di avere davanti una ragazza costretta a coprirsi?



« E di' alle credenti che abbassino gli sguardi e custodiscano le loro vergogne e non mostrino troppo le loro parti belle, eccetto quel che di fuori appare, e si coprano i seni d'un velo e non mostrino le loro parti belle ad altri che ai loro mariti o ai loro padri o ai loro suoceri o ai loro figli, o ai figli dei loro mariti, o ai loro fratelli, o ai figli dei loro fratelli, o ai figli delle loro sorelle, o alle loro donne, o alle loro schiave, o ai loro servi maschi privi di genitali, o ai fanciulli che non notano le nudità delle donne, e non battano assieme i piedi sì da mostrare le loro bellezze nascoste; volgetevi tutti a Dio, o credenti, che possiate prosperare! » e l'āya 59 della sura XXXIII (al-Aḥzāb, "Le fazioni alleate")

Con la parola ḥijāb ci si riferisce ad uno specifico capo di abbigliamento femminile islamico  - il velo - accessorio attraverso il quale le donne sono invitate a coprirsi per preservare il proprio pudore. La parola hijab è da considerarsi piuttosto moderna, nel Corano infatti i termini che vengono usati come riferimento al velo sono più precisi e specifici:
khumūr (plurale di khimār), la cui radice <kh-m-r> significa "velare, celare, occultare qualche cosa".
jalābīb (plurale di jilbāb), la cui radice quadrilittera significa "indossare, essere rivestito di qualche cosa".
Le principali fonti del diritto islamico, il Corano e la Sunna, prescriverebbero senza alcun dubbio l'obbligo di indossare il velo ed sistono due differenti linee di interpretazione dei testi.La prima ritiene che la donna possa mostrare il proprio viso, l'altra afferma che sia comunque tenuta a coprirlo.
Nei Paesi dove la religione islamica e la politica si fondono (come in Arabia Saudita) il niqab, ovvero il velo integrale, è praticamente un obbligo se non una regola dettata da una legge molto poco transigente.
Possiamo dunque affermare che la religione richiede di coprirsi ma la cultura porta poi le donne a decidere se farlo o no. In Paesi come la Tunisia, ad esempio, sono molte poche le donne che decidono di coprirsi. In Marocco ci sono addirittura diverse tipologie di donne: quelle che indossano il hijab, quelle che non lo indossano ma girano comunque vestite discrete e modeste e poi le donne che, nonostante la religione, non seguono alcun decoro nell'abbigliamento.
Con questa affermazione non voglio offendere nessuno, riporto solo un parere che ho avuto modo di elaborare durante i miei soggiorni in terra marocchina.
Per chi comunque fosse interessato, wikipedia, stranamente, risponde in modo abbastanza esaustivo alla definizione di hijab e ne parla in modo più approfondito.

La domanda di questa settimana era una domanda molto importante.Inizialmente pensavo fosse scomoda ma poi ho percepito essere giusta e mi sono rasserenata. Di risposte ne ho ricevute tante, nessuna più importante dell'altra. Ognuna delle ragazze alla quale ho fatto la stessa domanda ha espresso il proprio parere e il proprio pensiero.

"Cosa significa per te il hijab e come hai deciso di indossarlo?"

Andrebbe precisato che non tutte le ragazze lo indossano di loro spontanea volontà. E' inevitabile che crescendo in una famgilia praticante e seguendo la parola di Dio, ci si senta in qualche modo "obbligate" ad indossarlo. Ma dietro questa scelta c'è anche una grande forza. Avete mai pensato alla forza di volontà che hanno queste ragazze nel coprirsi il capo? Il World Hijab Day, svoltosi lo scorso 1 febbraio, è una manifestazione nata proprio con l'intento di farci capire come ci si sente ad andare in giro col capo coperto. Essere musulmana non significa avere solo i capelli nascosti, significa anche seguire un certo codice nel vestiario, la cosidetta moda "modesty" di cui parleremo prossimamente. Essere musulmana significa anche sacrificarsi e loro lo hanno fatto. Ma lo hanno fatto con consapevolezza e coscienza e lo hanno fatto attraverso una scelta.

"All'inizio mettere il velo per me è stato un pò difficile,specie dal punto di vista "integrativo", ma crescendo ho imparato ad andare oltre a certe critiche e credere in ciò che ritengo più giusto, perché è una cosa soggetiva, del resto molti italiani credono in altri ideali. Ognuno ha la libertà di scelta. Il motivo principale per cui una donna sceglie di mettere il velo è per riservare la bellezza, dato che la donna nell' Islam è considerata una cosa preziosa, un diamante. Se tu avessi un diamante per esempio faresti di tutto per proteggerlo e per conservarlo, la stessa cosa vale per le donne e il velo. La bellezza si riserva per il marito, per la propria famiglia." 


S nella sua mail mi scrive: "Oh Profeta, dì alle tue spose, alle tue figlie e alle donne dei credenti di coprirsi dei loro veli, così da essere riconosciute e non essere molestate..." 

Mi spiega che per lei il hijab non solo è sinonimo di protezione, ma le conferisce anche un'identità. Per lei significa appartenere ad una religione bellissima, di pace e amore che va al di la di tutte le critiche che vengono mosse contro i musulmani.
Aggiunge che il hijab deve essere indossato durante le  5 preghiere quotidiane, cosa che l'ha portata a riflettere sul fatto che se ci si deve coprire davanti ad Allah ci si dovrebbe coprire anche davanti ai suoi sudditi. Riflessione che l'ha portata a decidere consapevolmente di indossare il velo. Leggendo le sue parole ho trovato la sua scelta molto comprensibile. Noi ragioniamo sempre da persone "infedeli" e non praticanti, ma se sentissimo nel profondo del nostro cuore di appartenere ad una religione e di farne parte, probabilmente saremmo anche noi spinte dal desiderio di appartenervi in pieno. Ecco perchè ha deciso di indossare il velo.


"Indossare il hijab ti cambia completamente, sia esternamente perché richiede un certo codice di abbigliamento, che internamente, perchè regala una pace unica."
Il racconto di N invece parte dall'infanzia. Mi racconta di aver frequentato un corso di arabo per bambini nel fine settimana durante gli anni della scuola elementare.
"Un giorno l' Imam e maestro, ci parlo' del velo, e del dovere di tutti noi di abbassare lo sguardo ed essere casti. Quella lezione sembrava essere una delle tante ma se me la ricordo ancora all'eta' di 22 anni credo che su di me abbia avuto un altro effetto."
Quella lezione la portò ad instaurare un buon rapporto con Allah affinchè arrivasse pronta alla pubertà, quando il hijab diventa un obbligo per le ragazze.
"Decidere di metterlo e' stato l'impulso di una bambina, ma quel gesto mi fece maturare. Per non spaventare le altre dicevo che era stata una cosa facile, ma mentivo. Alla fine degli anni '90 molte donne adulte non lo indossavano, quindi sembravo un caso isolato. Allora erano pochi pure gli stranieri. Questo quindi rendeva ogni incontro con una velata, un momento di gioia. Mi sentivo facente parte di qualcosa di piu' grande." 


N ci dimostra che la scelta, anche se personale, è comunque dettata da ciò che le è stato insegnato. Ovviamente le ragazze che decidono di indossare il hijab lo fanno perchè un dovere. Un dovere che non deriva necessariamente dalla famiglia, dal padre o dalla madre, ma dalla propria fede. Se cresciamo pensando che qualcosa ci faccia bene, affinchè il suo beneficio funzioni al meglio, faremo questa cosa mettendo il 100% di noi stessi. Ovviamente una persona che non è nata in una famiglia religiosa certe cose non le può capire facilmente.

Indossare il velo non è l'unico dovere che una ragazza musulmana ha. La scelta del velo comporta anche seguire determinate regole affinchè ci si vesta in modo modesto e non troppo vistoso. Ma questo, per una ragazza musulmana, era comunque scritto nel futuro di adolescente. Non è facile decidere di coprirsi da un giorno all'altro ma quello che ho capito parlando con queste ragazze è che era proprio ciò che desideravano. Una volta abbattuto il muro della paura, hanno trovato nel velo la pace dei sensi.
Strano vero? Pensare di sentirsi protette e serene coprendosi dal mondo. Nascondendo una parte di noi così genuina come i capelli. Capita spesso di indossare un cappello, una fascia, un accessorio per i capelli ma raramente ci nascondiamo capo e corpo...
Pensate in estate. La domanda più comune immagino sia: ma non hanno caldo?!
Ebbene si, ne hanno. Ne avresti voi?! Però rimane comunque un grande gesto di fede. 

Che possiamo capire o no ma che comunque, ad oggi, dovremmo imparare a rispettare e accettare. 
F nel suo messaggio audio mi ha raccontato in modo molto intimo la sua esperienza.
Il giorno che ha deciso di indossare il hijab è stato un grande giorno. Bello ed importante. Il velo non solo le ha permesso di sentirsi protetta - soprattutto in Marocco - ma l'ha fatta sentire una persona nuova e fiera di sè e della decisione presa.
Disapprova quelle ragazze che indossano il velo e poi dopo un anno decidono di levarlo, come quelle ragazze che indossano il hijab solo nel periodo del ramadan.

Ho apprezzato moltissimo il gesto di raccontarmi se stessa tramite un messaggio audio. Credo che ci si debba lasciare andare molto per poter raccontare qualcosa di così personale e intimo. Le testimonianze ricevute sono state tante, molte più di quelle che mi sarei aspettata. Ho trovato adesione da parte delle ragazze e un entusiasmo che francamente non pensavo e hanno fatto crescere il mio.
Le prime ragazze che ho conosciuto sono state un gruppetto vivace in un centro commerciale un sabato sera.
Ricordo di essere stata insieme ad una mia amica e di averle detto: "ora vado la e le branco". Si bè. E' andata proprio così!


Ho lasciato loro i miei contatti onde evitare di sembrare una psicopatica e me ne sono andata sperando di essere contattata. La domenica è stata una giornata di "attesa". Forse nemmeno immaginano quanto io abbia aspettato le loro richieste di amicizia su facebook, ormai unico strumento di comunicazione...
Ammetto di odiarlo ma senza non sarei riuscita a fare niente. Anzi, sarei stata costretta a crearmi un profilo per riuscire a reclutare tutte queste fanciulle.
La strada che voglio percorrere è lunga, di argomenti ce ne sono tantissimi ma per ora mi limito a proporvi quelli più ovvi e quelli che forse dovremmo affrontare prima di metterci a parlare di politica o di accanirci con commenti raziali.
Ciò che posso dire, a mio parere, è che da queste interviste ho percepito una grande forza morale.  Avere 17-20 anni e scegliere di indossare un velo non è proprio così semplice. Che sia per fare contenti i genitori, che sia per sentirsi parte di qualcosa o che sia per una necessità di completezza. Io a 17 anni mi vestivo da goth, indossavo lenti bianche e andavo in giro con delle scarpe che pesavano più di me. Detestavo essere giudicata e trovavo bigotti e fin troppo fantasiosi i pareri delle persone che non capivano il perchè di un certo abbigliamento. Oggi, dieci anni dopo, posso dire di capire il giudizio di quelle persone ma di volerlo comunque combattere. Il giudizio è una cosa normale, nessuno di noi è esente dal giudicare. Giudichiamo continuamente, più di quello che potremmo pensare. Giudichiamo ma non vogliamo essere giudicati. Giudichiamo anche senza pensarci su troppo. Sarebbe bello però, se per una volta imparassimo ad ascoltare o a fare delle domande. Perchè nutrire la propria curiosità impedisce all' uomo di giudicare quando non dovrebbe e soprattutto lo rende meno ignorante.
Pensate dunque, senza giudicare male ma immedesimandovi, quanto difficile sia indossare un velo, simbolo di fede e dedizione, anche se si è fedeli, giusti e dei buoni "cristiani".

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