20/02/15

#TheHijabProject_03: La certezza di trattare argomenti fastidiosi


Buon venerdì a tutti e ben ritrovati tra queste pagine virtuali.
Sono in ritardo con la pubblicazione dell'articolo di questa settimana.
Sono le 21.20 di giovedì sera e io sono ancora un po' confusa su quello che andrò a pubblicare domani. Mancano ancora diverse ore prima delle 12 di venerdì, ora stabilita per la pubblicazione di questo post.

Le scorse volte ero già sul pezzo dal week end precedente ma questa settimana è stata piuttosto dura. Ci sono momenti in cui mi faccio prendere dallo sconforto e penso di buttare all'aria lavoro prezioso che ho fatto.
Sarà che non ricevo abbastanza soddisfazioni sul posto di lavoro, sarà che ho bisogno di approvazioni per sentire che l'impegno che metto serve a qualcosa, saranno tante cose, ma questa settimana sono davvero, davvero, molto abbattuta.

Spesso però mi dimentico che le cose che propongo e che faccio, le faccio in primis per me stessa e non devo abbattermi se non ricevo il riscontro sperato.
Non ho un blog di moda, non parlo di cose stupide e inutili come vanno tanto oggi, perchè ammettiamolo, parlare di futilità piace a tutti.
Se avessi deciso di spacciarmi per fashion blogger (e vi assicuro che in fatto di moda avrei dato la merda a tanta gente) probabilmente avrei avuto migliaia di followers in pochissimo tempo. Ma per mia sfortuna decido sempre di affrontare argomenti che danno un pò fastidio e, cosa peggiore, la gente è coerente come uno studente che va in manifestazione. Il giorno prima è per l'integrazione il giorno dopo è integralista (cit.)

Grazie al cielo però arriva qualcuno che usa le parole giuste e mi fa ragionare.
Mi ero ripromessa che non avrei dato vita a questa rubrica per scatenare chissà quale interesse quindi sarò lieta di accogliere gli occhi interessati di chi leggerà le mie righe.

Non mi aspettavo di ricevere chissà quante condivisioni o commenti ma speravo, per lo meno, di ricevere dei riscontri (positivi e negativi) da chi ha contribuito alla realizzazione delle scorse pubblicazioni. Purtroppo la lettura non fa per tutti e purtroppo l'interesse della gente è troppo incline ad affievolirsi facilmente.
Se qualcuno mi avesse interpellato per sapere qualcosa di me, delle mie scelte e decisioni per scriverne un articolo,avrei aspettato con gioia di vedere pubblicate le mie parole.

E nel frattempo, mentre l'entusiasmo cala, ciliegina sulla torta, mi invitano ad una pagina facebook che propone di condividere con le altre "sorelle" la propria decisione di indossare il hijab.
Questa pagina mi ha fatto riflettere.
Ho pensato essere troppo semplice trattare di un argomento insieme a persone che condividono la stessa esperienza senza aprire dibattiti o confrontarsi con chi, invece, del velo non sa nulla.

Ma poco importa. Sono sempre stata quella delle cause perse.
Quella che quando portava una stomia infastidiva con il suo cinismo. Quella che cercava di spiegare che la vita continua anche con un buco sulla pancia.
Ma alla gente questo non piace. Alla gente piace lamentarsi, piace non cambiare la propria situazione. E questa settimana purtroppo mi sento così. Mi sento frustrata e infastidita e mi sento ridicola. Sento di aver buttato via del tempo, perchè prima di concretizzare #TheHijabProject in una rubrica ho passato mesi a studiare,capire,
chiedermi cosa ne potessi fare di tutta la mia passione.

Ma non mi fermerò qui.
Questa settimana va così, tra un pò di delusione e un pò di stanchezza, ma quella si sà, ogni tanto arriva e ti stravolge. E' un periodaccio. Passerà.

Auguro a tutti buon week end mentre io mi auguro di ricaricarmi di energia e positività.

13/02/15

#TheHijabProject_02 : Il hijab.



 *Hijab . Il mio diritto, la mia scelta, la mia vita*

Buon venerdì a tutti! Eccoci alla seconda pubblicazione de #TheHijabProject, la rubrica settimanale nata con il solo scopo di farvi scoprire qualcosa di nuovo e guardare un pò oltre ai luoghi comuni. Innanzitutto vorrei cominciare con un enorme ringraziamento a tutte le ragazze che hanno deciso di collaborare con me a questo progetto.
Senza di loro e le loro testimonianze sarebbe stato impossibile cominciarlo.
Non ho riportato la parola di tutte coloro che mi hanno scritto ma il loro racconto è stato estremamente necessario affinchè io potessi capire in pieno la loro scelta.

Ringrazio anche un pò la mia pazzia, perchè se quel sabato di inizio ottobre non avessi avuto il coraggio di fermare un gruppo di giovani ragazze con il hijab, mentre facevano merenda in un centro commerciale, non sarebbe mai cominciata questa avventura.
 
Grazie alle mie prime sostenitrici Sara e Ward. Questo post lo dedico a voi.
Ciò di cui parleremo oggi darà la possibilità di cambiare un pò la visione delle cose e rivalutare alcuni punti che per molti "infedeli" non sono chiari. Per infedele intendo una persona non-musulmana. Una persona qualunque che, come me, dell' Islam ha sempre saputo ben poco.
Ma prima di dare il via a questa nuova chiacchierata vorrei tornare brevemente sul topic discusso la scorsa settimana perché molti di voi non hanno compreso in pieno la differenza tra cultura araba e religione islamica.
Provate a pensare ad una ragazza che vive nel Nord Europa nata e cresciuta in un contesto che di religioso ha poco e niente. Provate ora a pensare che questa ragazza, raggiunta una certa età, decida di cominciare a credere in qualcosa e informandosi e studiando, scelga la via dell' Islam. Questa ragazza, bionda con gli occhi azzurri e dai lineamenti perfettamente nordici, della cultura araba cosa mai potrà sapere?
Direi poco e niente, se non viaggiando, conoscendo persone arabe o studiando.
Ecco, questo esempio credo sia quello più calzante.
Da tempo seguo una ragazza estone che da tre anni si è convertita all' Islam.
Ha una pagina facebook molto popolare e un consistente numero di follower su instagram.
Conosciuta come Eslimah, questa ragazza della cultura araba credo sapesse molto poco quando decise di convertirsi.
Visto che la curiosità è donna, qualche giorno prima di pubblicare il primo articolo, le ho scritto una mail parlandole del mio progetto. Da lei non cercavo alcun tipo di risposta legata al perché indossasse il hijab. Per una donna convertita all'Islam di sua spontanea volontà credo sia normale nutrire il bisogno di sentirsi il più integrata possibile alla sua nuova fede. Non le ho chiesto quindi perchè indossa il velo o perchè ha deciso di farlo, le ho invece chiesto come ci si sente ad essere una musulmana in una famiglia nordica (quindi priva di radici islamiche o arabe) in un Paese come l' Estonia, che difficilmente ospita stranieri. Esattamente come fece J nelle sue mail, il primo concetto che mi ha specificato è che religione islamica non c'entra niente con la cultura araba.
Sono due cose diverse. Anche per lei, all'inizio, erano inscindibili l'una dall'altra, ma col tempo e la fede, ha capito che una non è il sinonimo dell'altra. Ed è qui che vorrei far notare la vera differenza tra cultura e religione. Essere islamici non significa essere arabi.
Quando accadono tragedie in nome di Allah non accadono per colpa della religione, ma della cultura. Del nostro bagaglio culturale, di come vi vengono insegnate certe cose.
Ma sulla cultura ci torneremo prossimamente. E' un argomento talmente vasto da impedirci di parlarne solo così poco.

Le ragazze che invece sto contattando per portare avanti questo progetto sono tutte ragazze di famiglia araba e di seconda generazione in Italia. (chi più chi meno). Sono ragazze che sono nate in una famiglia che ha trasmesso loro il proprio retaggio culturale e la scelta dell'hijab potrebbe dipendere da tanti fattori come anche la scelta di non indossarlo. Ho deciso di contattare loro e non musulmani in generale, perché ciò che più mi preme è riuscire a dimostrare che queste ragazze, musulmane di famiglia e arabe di cultura, siano comunque in grado di portare avanti una vita normale senza troppi pregiudizi e integrarsi perfettamente. Se solo glielo lasciassimo fare.


Iniziamo dunque l'argomento di oggi :Il Hijab

Andreste mai a chiedere ad una donna convertita all' Islam per sua scelta, perché decide di indossare il velo? Lo chiedereste invece ad una ragazza egiziana, col pregiudizio di avere davanti una ragazza costretta a coprirsi?



« E di' alle credenti che abbassino gli sguardi e custodiscano le loro vergogne e non mostrino troppo le loro parti belle, eccetto quel che di fuori appare, e si coprano i seni d'un velo e non mostrino le loro parti belle ad altri che ai loro mariti o ai loro padri o ai loro suoceri o ai loro figli, o ai figli dei loro mariti, o ai loro fratelli, o ai figli dei loro fratelli, o ai figli delle loro sorelle, o alle loro donne, o alle loro schiave, o ai loro servi maschi privi di genitali, o ai fanciulli che non notano le nudità delle donne, e non battano assieme i piedi sì da mostrare le loro bellezze nascoste; volgetevi tutti a Dio, o credenti, che possiate prosperare! » e l'āya 59 della sura XXXIII (al-Aḥzāb, "Le fazioni alleate")

Con la parola ḥijāb ci si riferisce ad uno specifico capo di abbigliamento femminile islamico  - il velo - accessorio attraverso il quale le donne sono invitate a coprirsi per preservare il proprio pudore. La parola hijab è da considerarsi piuttosto moderna, nel Corano infatti i termini che vengono usati come riferimento al velo sono più precisi e specifici:
khumūr (plurale di khimār), la cui radice <kh-m-r> significa "velare, celare, occultare qualche cosa".
jalābīb (plurale di jilbāb), la cui radice quadrilittera significa "indossare, essere rivestito di qualche cosa".
Le principali fonti del diritto islamico, il Corano e la Sunna, prescriverebbero senza alcun dubbio l'obbligo di indossare il velo ed sistono due differenti linee di interpretazione dei testi.La prima ritiene che la donna possa mostrare il proprio viso, l'altra afferma che sia comunque tenuta a coprirlo.
Nei Paesi dove la religione islamica e la politica si fondono (come in Arabia Saudita) il niqab, ovvero il velo integrale, è praticamente un obbligo se non una regola dettata da una legge molto poco transigente.
Possiamo dunque affermare che la religione richiede di coprirsi ma la cultura porta poi le donne a decidere se farlo o no. In Paesi come la Tunisia, ad esempio, sono molte poche le donne che decidono di coprirsi. In Marocco ci sono addirittura diverse tipologie di donne: quelle che indossano il hijab, quelle che non lo indossano ma girano comunque vestite discrete e modeste e poi le donne che, nonostante la religione, non seguono alcun decoro nell'abbigliamento.
Con questa affermazione non voglio offendere nessuno, riporto solo un parere che ho avuto modo di elaborare durante i miei soggiorni in terra marocchina.
Per chi comunque fosse interessato, wikipedia, stranamente, risponde in modo abbastanza esaustivo alla definizione di hijab e ne parla in modo più approfondito.

La domanda di questa settimana era una domanda molto importante.Inizialmente pensavo fosse scomoda ma poi ho percepito essere giusta e mi sono rasserenata. Di risposte ne ho ricevute tante, nessuna più importante dell'altra. Ognuna delle ragazze alla quale ho fatto la stessa domanda ha espresso il proprio parere e il proprio pensiero.

"Cosa significa per te il hijab e come hai deciso di indossarlo?"

Andrebbe precisato che non tutte le ragazze lo indossano di loro spontanea volontà. E' inevitabile che crescendo in una famgilia praticante e seguendo la parola di Dio, ci si senta in qualche modo "obbligate" ad indossarlo. Ma dietro questa scelta c'è anche una grande forza. Avete mai pensato alla forza di volontà che hanno queste ragazze nel coprirsi il capo? Il World Hijab Day, svoltosi lo scorso 1 febbraio, è una manifestazione nata proprio con l'intento di farci capire come ci si sente ad andare in giro col capo coperto. Essere musulmana non significa avere solo i capelli nascosti, significa anche seguire un certo codice nel vestiario, la cosidetta moda "modesty" di cui parleremo prossimamente. Essere musulmana significa anche sacrificarsi e loro lo hanno fatto. Ma lo hanno fatto con consapevolezza e coscienza e lo hanno fatto attraverso una scelta.

"All'inizio mettere il velo per me è stato un pò difficile,specie dal punto di vista "integrativo", ma crescendo ho imparato ad andare oltre a certe critiche e credere in ciò che ritengo più giusto, perché è una cosa soggetiva, del resto molti italiani credono in altri ideali. Ognuno ha la libertà di scelta. Il motivo principale per cui una donna sceglie di mettere il velo è per riservare la bellezza, dato che la donna nell' Islam è considerata una cosa preziosa, un diamante. Se tu avessi un diamante per esempio faresti di tutto per proteggerlo e per conservarlo, la stessa cosa vale per le donne e il velo. La bellezza si riserva per il marito, per la propria famiglia." 


S nella sua mail mi scrive: "Oh Profeta, dì alle tue spose, alle tue figlie e alle donne dei credenti di coprirsi dei loro veli, così da essere riconosciute e non essere molestate..." 

Mi spiega che per lei il hijab non solo è sinonimo di protezione, ma le conferisce anche un'identità. Per lei significa appartenere ad una religione bellissima, di pace e amore che va al di la di tutte le critiche che vengono mosse contro i musulmani.
Aggiunge che il hijab deve essere indossato durante le  5 preghiere quotidiane, cosa che l'ha portata a riflettere sul fatto che se ci si deve coprire davanti ad Allah ci si dovrebbe coprire anche davanti ai suoi sudditi. Riflessione che l'ha portata a decidere consapevolmente di indossare il velo. Leggendo le sue parole ho trovato la sua scelta molto comprensibile. Noi ragioniamo sempre da persone "infedeli" e non praticanti, ma se sentissimo nel profondo del nostro cuore di appartenere ad una religione e di farne parte, probabilmente saremmo anche noi spinte dal desiderio di appartenervi in pieno. Ecco perchè ha deciso di indossare il velo.


"Indossare il hijab ti cambia completamente, sia esternamente perché richiede un certo codice di abbigliamento, che internamente, perchè regala una pace unica."
Il racconto di N invece parte dall'infanzia. Mi racconta di aver frequentato un corso di arabo per bambini nel fine settimana durante gli anni della scuola elementare.
"Un giorno l' Imam e maestro, ci parlo' del velo, e del dovere di tutti noi di abbassare lo sguardo ed essere casti. Quella lezione sembrava essere una delle tante ma se me la ricordo ancora all'eta' di 22 anni credo che su di me abbia avuto un altro effetto."
Quella lezione la portò ad instaurare un buon rapporto con Allah affinchè arrivasse pronta alla pubertà, quando il hijab diventa un obbligo per le ragazze.
"Decidere di metterlo e' stato l'impulso di una bambina, ma quel gesto mi fece maturare. Per non spaventare le altre dicevo che era stata una cosa facile, ma mentivo. Alla fine degli anni '90 molte donne adulte non lo indossavano, quindi sembravo un caso isolato. Allora erano pochi pure gli stranieri. Questo quindi rendeva ogni incontro con una velata, un momento di gioia. Mi sentivo facente parte di qualcosa di piu' grande." 


N ci dimostra che la scelta, anche se personale, è comunque dettata da ciò che le è stato insegnato. Ovviamente le ragazze che decidono di indossare il hijab lo fanno perchè un dovere. Un dovere che non deriva necessariamente dalla famiglia, dal padre o dalla madre, ma dalla propria fede. Se cresciamo pensando che qualcosa ci faccia bene, affinchè il suo beneficio funzioni al meglio, faremo questa cosa mettendo il 100% di noi stessi. Ovviamente una persona che non è nata in una famiglia religiosa certe cose non le può capire facilmente.

Indossare il velo non è l'unico dovere che una ragazza musulmana ha. La scelta del velo comporta anche seguire determinate regole affinchè ci si vesta in modo modesto e non troppo vistoso. Ma questo, per una ragazza musulmana, era comunque scritto nel futuro di adolescente. Non è facile decidere di coprirsi da un giorno all'altro ma quello che ho capito parlando con queste ragazze è che era proprio ciò che desideravano. Una volta abbattuto il muro della paura, hanno trovato nel velo la pace dei sensi.
Strano vero? Pensare di sentirsi protette e serene coprendosi dal mondo. Nascondendo una parte di noi così genuina come i capelli. Capita spesso di indossare un cappello, una fascia, un accessorio per i capelli ma raramente ci nascondiamo capo e corpo...
Pensate in estate. La domanda più comune immagino sia: ma non hanno caldo?!
Ebbene si, ne hanno. Ne avresti voi?! Però rimane comunque un grande gesto di fede. 

Che possiamo capire o no ma che comunque, ad oggi, dovremmo imparare a rispettare e accettare. 
F nel suo messaggio audio mi ha raccontato in modo molto intimo la sua esperienza.
Il giorno che ha deciso di indossare il hijab è stato un grande giorno. Bello ed importante. Il velo non solo le ha permesso di sentirsi protetta - soprattutto in Marocco - ma l'ha fatta sentire una persona nuova e fiera di sè e della decisione presa.
Disapprova quelle ragazze che indossano il velo e poi dopo un anno decidono di levarlo, come quelle ragazze che indossano il hijab solo nel periodo del ramadan.

Ho apprezzato moltissimo il gesto di raccontarmi se stessa tramite un messaggio audio. Credo che ci si debba lasciare andare molto per poter raccontare qualcosa di così personale e intimo. Le testimonianze ricevute sono state tante, molte più di quelle che mi sarei aspettata. Ho trovato adesione da parte delle ragazze e un entusiasmo che francamente non pensavo e hanno fatto crescere il mio.
Le prime ragazze che ho conosciuto sono state un gruppetto vivace in un centro commerciale un sabato sera.
Ricordo di essere stata insieme ad una mia amica e di averle detto: "ora vado la e le branco". Si bè. E' andata proprio così!


Ho lasciato loro i miei contatti onde evitare di sembrare una psicopatica e me ne sono andata sperando di essere contattata. La domenica è stata una giornata di "attesa". Forse nemmeno immaginano quanto io abbia aspettato le loro richieste di amicizia su facebook, ormai unico strumento di comunicazione...
Ammetto di odiarlo ma senza non sarei riuscita a fare niente. Anzi, sarei stata costretta a crearmi un profilo per riuscire a reclutare tutte queste fanciulle.
La strada che voglio percorrere è lunga, di argomenti ce ne sono tantissimi ma per ora mi limito a proporvi quelli più ovvi e quelli che forse dovremmo affrontare prima di metterci a parlare di politica o di accanirci con commenti raziali.
Ciò che posso dire, a mio parere, è che da queste interviste ho percepito una grande forza morale.  Avere 17-20 anni e scegliere di indossare un velo non è proprio così semplice. Che sia per fare contenti i genitori, che sia per sentirsi parte di qualcosa o che sia per una necessità di completezza. Io a 17 anni mi vestivo da goth, indossavo lenti bianche e andavo in giro con delle scarpe che pesavano più di me. Detestavo essere giudicata e trovavo bigotti e fin troppo fantasiosi i pareri delle persone che non capivano il perchè di un certo abbigliamento. Oggi, dieci anni dopo, posso dire di capire il giudizio di quelle persone ma di volerlo comunque combattere. Il giudizio è una cosa normale, nessuno di noi è esente dal giudicare. Giudichiamo continuamente, più di quello che potremmo pensare. Giudichiamo ma non vogliamo essere giudicati. Giudichiamo anche senza pensarci su troppo. Sarebbe bello però, se per una volta imparassimo ad ascoltare o a fare delle domande. Perchè nutrire la propria curiosità impedisce all' uomo di giudicare quando non dovrebbe e soprattutto lo rende meno ignorante.
Pensate dunque, senza giudicare male ma immedesimandovi, quanto difficile sia indossare un velo, simbolo di fede e dedizione, anche se si è fedeli, giusti e dei buoni "cristiani".

06/02/15

#TheHijabProject_01. Tra religione, cultura ed uguaglianza.


Benvenuti alla prima pubblicazione di #TheHijabProject, una rubrica nata con l'intento di affrontare settimanalmente argomenti a noi molto vicini quanto invisibili.
Ogni venerdì Chic&Rude pubblicherà un articolo scritto grazie alla collaborazione di diverse ragazze che hanno gentilmente concesso il loro aiuto e hanno reso possibile questo progetto.
La scelta del venerdì non è casuale, essendo giornata di riposo e preghiera nei Paesi islamici. Possiamo quindi riunirci anche noi in questo spazio e confrontarci serenamente.

Il primo tema che ho scelto per inaugurare questo spazio è "Tra Religione, cultura ed uguaglianza" argomento molto delicato che spesso non trova risposta.


Diciamo la verità, quando ci capita di avere a che fare con dei musulmani, siano essi in fila alla posta, siano essi al mercato, siano in un qualsiasi altro posto, pensiamo di avere a che fare con delle persone che l'italiano lo parlano male e che capiscano poco e niente di quello che gli verrà detto.
Capita anche di dover chiamare un contatto con un chiaro nome straniero e di pensare che faremo fatica a farci capire.

Spesso infatti ci stupiamo quando ci accorgiamo di avere a che fare con persone "straniere" educate e capaci di esprimersi in un italiano quasi meglio del nostro.

Nei giorni scorsi ho avuto un piacevole scambio di email con una ragazza pakistana nata in Inghilterra. Appassionata di make-up, 28 anni di età, è una studentessa universitaria al suo ultimo anno di giurisprudenza.
Le ho introdotto in breve l'idea del mio progetto, raccontandole di essere una vera appassionata di cultura araba e che, da questa mia passione, ho deciso di avvicinarmi anche alla religione per comprendere meglio ciò che significa essere musulmani in realtà che di islamico non hanno niente.
La mia domanda è stata precisa:

"Cosa pensi dell'integrazione tra musulmani di origni arabe che vivono in un contesto non-musulmano?"

Ciò che ne esce dalla sua email è un discorso breve, coinciso e chiarissimo.

"..La verità è che le persone confondono sempre la cultura con la religione.
Questo significa che quando accade qualcosa di brutto a causa della cultura, si incolpa subito la religione. La cultura asiatica e araba non obbliga le donne ad indossare l'hijab o a sposarsi giovani. Questo non è vero.
La religione musulmana è ben diversa dalla cultura. La religione ti insegna a portare rispetto e a proteggere le donne. Non siamo tutti la stessa persona ma siamo comunque uguali.Un uomo non può fare le stesse cose che fa una donna e una donna non può fare le stesse cose che può fare un uomo, per questo siamo stati creati diversi..."

Sono certa che l'ultima frase sull'uguaglianza tra uomo e donna verrà letta in modo molto maschilista e alcune di voi si scalderanno. Non serve.

Una persona a me molto cara un giorno mi ha fatto notare che uomo e donna non sono affatto uguali. Possiamo avere gli stessi diritti, essere trattati senza discriminazione (la discriminazione è ben altra cosa) ma non saremo mai uguali o avremo mai le stesse esigenze.
L' esempio più chiaro che mi aveva riportato era quello del lavoro.
In un ufficio di reclutamento lavoro, ad una donna che cerca un'occupazione non verrà mai proposto di lavorare in cantiere. E se questo accadesse la prima cosa a cui penseremmo sarebbe sicuramente quella di una proposta discriminatoria o fuori luogo.

Ciò che ho compreso dalla mail di J (la chiamerò così per rispetto della sua privacy)
è l'evidente differenza di idea che abbiamo noi del Corano e un credente che lo ha letto e lo usa come guida spirituale.
Dai media, da quello che le tv ci dicono, da quello che leggiamo sui giornali, il Corano è il libro al quale fanno riferimento i terroristi che si fanno saltare in aria in nome di Allah, è il Libro degli uomini che sottomettono le donne, è il Libro degli estremisti integralisti.

Ma non per tutti c'è la stessa lettura. J infatti mi ha raccontato la sua visione del Corano.

"Leggere il Corano ti apre gli occhi. Permette alle donne di apprezzarsi e di comprendere quanto preziose esse siano. Nonostante sia stato scritto secoli fa è molto attuale. Tutto ciò di cui parla risulta sempre avere senso e adattarsi perfettamente agli episodi della vita quotidiana".

Una cosa che ammiro molto dei fedeli musulmani è che riescono ad applicare la parola di Dio in ogni momento della giornata e per ogni occasione.
Sanno ringraziare per le gioie, sanno accettare le sconfitte e accolgono le delusioni e le disgrazie sapendo essere una volontà di Dio e quindi motivate.
Credo che sia questo il punto focale che divide la religione dalla cultura.

La cultura varia la lettura e l'interpretazione religiosa. Su questo credo siamo tutti d'accordo. E' il come viene letto ed interpretato un certo insegnamento che ci rende educati o maleducati.
La cultura araba e la religione islamica sono due cose che vanno lette in modo diverso.
Una non dipende necessariamente dall'altra. Ci sono milioni di fedeli convertiti che non hanno mai avuto a che fare con la cultura araba ma a questo non ci pensa mai nessuno o forse chi ci pensa non lo dice. Ragion per cui religione e cultura non sempre collimano o combaciano.

J mi ha confessato che c'è stato un periodo, in giovane età, in cui pensava di essere perfetta perchè musulmana. Che fosse migliore di chiunque altro:

"...ma quando cresci e vedi il mondo realizzi che non sei migliore di nessuno, che siamo tutti uguali. Quando impari a conoscere l' Islam, realizzi che è un peccato essere troppo fieri, e pieni di sè. Dovremmo sempre rimanere umili e ringraziare sempre Allah per tutto quello che ci da."

Per chi non è un fedele o un praticante (come me) certe frasi spesso non le si comprendono appieno.
Ecco perchè abitualmente quando abbiamo a che fare con una ragazza che indossa l'hijab, che dice di sentirsi sicura col suo velo, storciamo il naso.
Perchè non capiamo nè la cultura nè la religione nè il contesto. Perchè nel nostro contesto tutto questo esiste solo in poche realtà.

Vorrei concludere l'articolo con un link ad una pagina che ho trovato per caso e che penso sia molto interessante per chiarirsi le idee: Donna e Islam : oltre il velo dignità e libertà
Vi invito a leggerlo.

Ciò che sto trascrivendo è l'opinione genuina di una persona che ha deciso di aprirsi ad una estranea spiegandole la sua visione di cultura e religione.
Non c'è ovviamente una risposta vera e definitiva, questo spazio non deve dare risposte.
Ognuno sceglierà le proprie in base al suo giudizio.

Alla prossima settimana.