21/04/17

IL LAVORO . . .IN ITALIA.




Mi rendo conto risultare sempre molto polemica, ma in questi giorni ho realizzato che il problema del lavoro in Italia è davvero imbarazzante. 
Mi chiedo e mi domando perchè sia sempre necessario far credere ad una persona in cerca di lavoro che gli si stia facendo un favore offrendogli un dito nell'occhio e un calcio nel sedere. Sembra sempre che alle aziende sia tutto dovuto. Sia dovuto accettare uno stipendio da fame, sia dovuto tenere la testa bassa e farsi andare bene tutto perché il periodo LO RICHIEDE, sia dovuto fare ore e ore di straordinari non pagati.
Si, ripeto, stipendio da fame. Perchè 1100€ ad oggi, in una città come Milano, non ti bastano neanche per sentirti adulto. Perchè 1000€ oggi sono briciole e noi ci siamo stufati di farci andare bene tutto. 
Ringrazio a volte chi non demorde e cerca assiduamente un lavoro che gli aggrada finché non lo trova. Ma quanti di noi, voi ce la fanno?! Spesso l'unica strada è farsi andare bene sempre tutto. Dalle teste di cazzo che innondano le nostre vite, fastidiose come quella pioggerella a spruzzi che vuole solo innervosirti o gonfiarti i capelli, ai colleghi che ti vomitano addosso il loro mal di vita, ai problemi - a volte semplici - che vengono ingigantiti, per arrivare infine al succo del discorso: L'insoddisfazione.

L'ho già detto che sono polemica?! Si lo sono, ma se non lo fossi non mi potrei contraddistinguere dal resto dei miei amici, più moderati e sereni.

Lavorare male e, lavorare in un ambiente poco consono ad una vita serena, porta al malcontento collettivo. Siamo tutti scontenti, depressi, svogliati.
Chi è già portato ad essere depresso vomita addosso al prossimo il proprio malcontento, rendendo isteriche quelle persone che cercano il lato positivo nella melma totale.
Ma oggi non ho voglia di parlare di chi rovina la vita altrui trovando una *maiunagioia* in ogni dove.
Non abbiamo voglia né stimoli per lavorare. Stimoli per cosa? Per 1100€ sudati?
Sento di persone che se cambiano lavoro non si abbassano ad accettare stipendi "ridicoli" a 2500€ perchè abituati troppo bene. Si è meraviglioso, anche io vorrei farlo, ma farei notare a quelle persone che chi ha studiato design o ha deciso di intraprendere una carriera che non è quella del marketing manager o del fashion artist lecca-culo che anche noi, se volessimo cambiare lavoro, vorremmo avere l'opportunità di trovare qualcosa di onesto e dignitoso e non andare alla ricerca di un lavoro qualsiasi per riuscire a crescere. Crescere in tutti i senti. 
Parliamo tanto di mammoni, di italiani che non escono di casa. Si è vero anche questo, ci piace la pasta della mamma, ci piace essere coccolati dalle nonne. Ma è anche perchè abbiamo spesso un lavoro di merda e uno stipendio da fame che non possiamo uscire di casa a 24 anni o a 18 come fanno in Germania, che dicono dicono ma intanto hanno mille agevolazioni in piu di noi.
Sempre tutti bravi a parlare a dire: SE NON TI PIACE IL TUO LAVORO E' GIUSTO CAMBIARLO! Si, se in cambio devo fare la fame o tornare a chiedere i soldi ai miei genitori a 30 anni allora posso continuare a fare quello che non mi piace fare.

Per chi cercasse un lavoro da designer, grafico o qualsiasi altro campo artistico le richieste sono:

MINIMO : 2 ANNI DI ESPERIENZA 
MASSIMO : 6 ANNI <--- WTF?
CONTRATTO A TEMPO: Determinato / collaborazione / progetto / Stagista (il contratto di stagista è il mio preferito)

Non sto facendo un post autocelebrativo, né sto dicendo di guadagnare 1100€ ma vorrei parlare per tutti quelli che come me, come noi, stanno cercando di crescere ma sembrerebbe ormai troppo tardi.
Se quando inizi sei lo zerbino del mondo e devi fare - giustamente - la tua gavetta, a 30 anni, quando hai raggiunto una certa maturità lavorativa, vorresti avere la possibilità di fare quel salto di qualità che ad oggi resta un salto nel vuoto.

Accontentarsi is the new black.

E noi ancora che diamo la possibilità alle "influecer" di inventarsi questo lavoro che NON ESISTE, guadagnare soldi perchè ci dicono cosa indossare....
Allah, salvaci....

29/03/17

Notebook personalizzabili. . . .per colpa di una distrazione

Buonciao a tutti! Settimana scorsa avevo fatto un ordine di 50 notebook.
Mi ero occupata della grafica della copertina, del retro, delle pagine interne....insomma, ci avevo messo anima e corpo...ma poi i quaderni sono arrivati tutti sbagliati.
Errore poi rimediato ma, che farsene di 50 notebook dalle pagine bianche e le copertine anonime? Be' ho pensato di creare un diversivo e riutilizzarli. Mi rendo conto che il mio pubblico è sopratutto quello delle giovani musulmane italiane ma se qualcuno fosse interessato a qualche copertina meno "di nicchia" c'è scelta anche per voi :)


Ci sono otto proposte, tutte diverse.
La copertina verrà personalizzata con una di queste stampe e impreziosita da una cornice dorata realizzata con foglia d'oro. Sul retro del notebook è anche prevista una tasca nascosta con lo stesso pattern del retro del notebook, dove si possono nascondere lettere d'amore :)

 Mi rendo conto che la qualità "tipo"grafica non sarà la stessa dei notebook stampati da dei professionisti (nel prossimo post vi presenterò anche i quaderni nuovi) ma mi piace pensare che le cose possano essere riutilizzate in qualche modo...anche se mi ero ripromessa di non buttare via ancora altri soldi :)
Per oggi è tutto!! non vedo l'ora che arrivi la prima maglietta stampata. Quelle saranno bellissime, già lo so!! E spero che piacciano anche a voi come piacciono a me :)


14/03/17

Novità del mese


Stanno arrivando. Notebook personalizzati in pieno stile arabeggiante Chic&Rude.
Adoro
Non vedo l'ora di metterli nello shop online. Oltretutto devo anche pensare di risistemarlo
tutto visto che sto cambiando un po' rotta.

Che dite? Funzionano? Lo usereste per scriverci i vostri desideri e sogni?! Io spero proprio di si. E mentre penso alle grafiche da dedicare a quaderni, cover di iPhone e magliette, faccio un bel business plan. Per la prima volta nella mia vita. 
Sii, sono sempre stata un pò troppo approssimativa, mi sono sempre distratta dietro mille cose ma adesso - forse grazie anche all'avvicinarsi dei fantastici 30 - mi sto organizzando come una vera professionista.
Sono davvero super esaltata. Lo so che il mio ultimo post vi ha sconvolto ma non detesto il mio lavoro da creativa, detesto la gente che lo rovina. E' ben diverso :)


08/03/17

Il lavoro del creativo fa schifo.


Quando dico alle persone cosa faccio nella vita la loro prima reazione è quella di stupore ed euforia: " AH, SEI UNA CREATIVA QUINDI. CHE BELLO!"
Si, sono una creativa, ma di bello non c'è nulla.
Essere creativi, ad oggi, nella maggior parte delle aziende italiane - non parlo dell'Europa perchè a quanto pare il lavoro del creativo è nettamente più considerato -, il nostro lavoro è considerato come quello dello sguattero che lava i piatti.
TUTTO IL RISPETTO PER I LAVAPIATTI, è capitato anche a me di fare la lavapiatti, ma i miei genitori hanno investito una considerevole somma di denaro che ANCORA OGGI stanno pagando a rate per avermi mandato in un "rinomato" istituto di design a Milano.

Spesso mi capita di creare qualcosa sulle idee di qualcun altro e la maggior parte delle volte il risultato è sgradevole ai miei occhi. Sgradevole perché di mio, di me, del mio talento, non c'è proprio nulla.
Ora, chissà quanti di voi, che fanno il mio stesso lavoro, soffrono di questa mancanza di comprensione da parte dei colleghi, da parte del mondo in generale, che non percepisce la frustrazione di chi è diventato solo ed esclusivamente una mano.
Una mano. Una cazzo di mano che segue le indicazioni di chi, questo lavoro, non lo sa neanche fare.
Mi hanno sempre insegnato che il lavoro manuale ha un valore, che il lavoro creativo bisogna valorizzarlo, bisogna farsi pagare nel modo corretto, bisogna far si che il nostro lavoro venga considerato tale. Un lavoro. Nè più né meno di qualsiasi altro lavoro e non un gioco. Perchè noi non giochiamo con i colori, noi non ci divertiamo a disegnare quello che voi ci chiedete, non ci interessa nemmeno farlo.
Quando ci viene detto: "va bè, è un lavoro da 5 minuti" se permettete, questo lo decideremo noi, se è un lavoro da cinque o mille minuti.
Sta a noi dire quanto ci metteremo, sta a noi decidere se quella vostra idea è fattibile o no. 
E soprattutto, sta a noi, ogni tanto, dare delle priorità. Ma nelle aziende italiane delle nostre priorità non frega a nessuno, quindi, in fin dei conti, questo post è inutile.

E' una settimana che non riesco a fare a meno di sentirmi avvilita e molto demoralizzata. Non ho più voglia di lavorare, non ho più voglia di alzarmi al mattino. Io, che di norma mi alzavo tra le 6.30 e le 7 e percorrevo a piedi quasi 5 km ogni giorno per raggiungere il posto di lavoro...ma ad oggi non mi interessa più investire quel tempo a camminare. Il tempo ho deciso di investirlo nel sonno e ai miei sogni. Che sono sempre grandi. Sono sempre troppo impetuosi. Forse sognare è quasi una condanna per me. Perché tutto ciò che desidero lo voglio. E cerco di ottenerlo.....e questo richiede tempo ed energie e le energie, ormai, le sto esaurendo. Le sto esaurendo anche perché l'insoddisfazione altrui, quell'insoddisfazione che in generale le persone tendono a vomitarti addosso ogni sacrosanto giorno, mi sta soffocando. Sono stufa delle mancate gioie di chi non sa rallegrarsi per niente. Sono veramente stufa di chi ha sempre bisogno dell'aiutino per andare avanti, della pacca sulla spalla, del consiglio, della parola giusta, dell'abbraccio, del sostegno morale, del messaggio vocale da 140 minuti, del messaggio da 90 pagine....
Si. Sono molto molto s t a n c a da tutti voi. 
Trovate le vostre gioie e andate a correre nei prati senza rompere le palle a chi pensa positivo. NONOSTANTE TUTTO.

01/02/17

Cultura Araba

Ebbene si! Di nuovo!
Ho ripreso la mia strada, quella che avevo intrapreso tempo fa ma che non ho proseguito. Volutamente. Fino ad oggi.

Ho ripescato dal calderone grafiche cominciate nel 2014.
E' difficile sapete stare al passo coi tempi, cercare di piacere a tutti, cercare di attirare la vostra attenzione. Specie per me, che non me ne è mai fregato niente del parere altrui.
Non mi interessa ciò che va di moda, ve lo dico sinceramente. Se cosi fosse avrei proseguito nel fare illustrazioni uguali a quelle che vendono, spaccano e piacciono al pubblico.





Avrei proseguito con gioielli più "banali", avrei proseguito con le cose che piacciono ma non ci riesco.

Oggi però ho una consapevolezza diversa rispetto a quando ho cominciato, rispetto a quando, nel gennaio del 2014, pubblicai il primo articolo di #TheHijabProject.

Negli ultimi due anni ho avuto modo di parlare, scoprire, confrontarmi, capire, toccare con mano, vivere e decifrare cose che prima avevo solo visto superficialmente. Oggi voglio cominciare a fare la mia propaganda AgainstThePhobia. Perché?

Perché mi interessa. Ci deve essere necessariamente un motivo per cui spingere un proprio interesse affinché la gente lo scopra?
Ad oggi l'Islam è un argomento delicato, quasi intoccabile. La gente ha il proprio parere, la gente pensa che siano tutti terroristi, la gente dice, sparla, ci butta chili di letame sopra e poi se ne lava le mani, come se non fosse un nostro problema. Ebbene gente il problema è nostro, il problema è vivo e palpabile con mano ogni giorno. Affrontare argomenti scomodi è sempre stato il mio hobby preferito, devo forse ricordare quando pubblicavo le foto in costume con il sacchetto della stomia in bella vista!? O quando ho cominciato a indossare il turbante e a confondere le persone sul fatto che mi fossi o non mi fossi convertita. Mi sono convertita? Qualcuno di voi lo sa?! Solo (D)io può sapere quello che sto facendo e mi piace l'idea che le persone se lo chiedano in continuazione.....
Un po' come se fosse una preoccupazione, come se cambiasse realmente qualcosa dall'esserlo o non esserlo.
Tornando all'argomento che volevo toccare questa sera con questo primo post dell'anno.

Sto creando una linea di grafiche molto stilizzate, molto dirette ma dal segno leggero con un tema comune: la cultura araba.
Tutte le illustrazioni contengono un mix di parole arabe e inglesi e NESSUNA di queste vuole essere legata a fattori politici o religiosi.
Against the Phobia nasce principalmente per abbattere certi muri e per sostenere quello che la cultura araba può offrire con delle immagini iconiche.
Tajine, lanterne marocchine, teiere e ragazze con il hijab.
Bè, si, lo sapete che ho un debole per il hijab, sicuramente è il pezzo "forte" della collezione ma non vuole essere una provocazione in senso religioso, è più una provocazione in senso: siamo liberi di fare un pò ciò che ci pare.

"Il mio hijab è più figo della tua faccia" è di per sé piuttosto diretto :D
Ma potrei dirlo anche del mio turbante....insomma, avete colto il significato, ve l'ho spiegato...mi sembra tutto chiaro!
E ora resto in attesa di un vostro riscontro. 
Questa volta devo portare avanti la mia idea e lo farò fino alla fine!
E quindi vi lascio il link alla nuova pagina Facebook che sto seguendo #AgainstThePhobia con tutte le nuove grafiche che presto, Inchallah, diventeranno prodotti <3

04/01/17

Lasciate i buoni propositi nel cassetto e liberate i sogni.

Un tempo amavo fare buoni propositi ma quest'anno ho deciso di lasciarli nel cassetto tanto, nei miei cassetti, di sogni non ce ne sono.
Non perché io non sia una sognatrice anzi, tutt'altro, ma perché i sogni non sono fatti per stare nei cassetti.
Sono fatti per darci una speranza, credere in un futuro migliore. Sono fatti per permettere a noi essere umani di progettare e poi realizzare.
Ecco la parola chiave del mio 2017. Realizzazione.

Per giorni ho commesso errori, per mesi li ho portati avanti e i mesi sono diventati anni.
Per anni ho lasciato che le cose "andassero" come dovevano andare.
Ma senza dare una direzione alla nostra vita nulla cambia, niente si risolve.
Sta a noi dare una direzione alle nostre aspettative e per quel che mi riguarda, nulla è impossibile.
Ho vissuto da ameba per lungo tempo pensando mi andasse bene.
Ho sofferto di apatia e di mancanza di aspettativa. L'aspettativa alimenta un pò la speranza, la speranza alimenta i nostri sogni e senza sogni non abbiamo nulla.
Non so voi ma io vivo di sogni.
Sarà che noi bilance siamo cosi.
Siamo sognatori alla continua ricerca di equilibrio e  serenità interiore. 
E io più che mai cerco questo.

Cerco di fare un passo avanti, di allontanarmi dalla mediocrità della quale mi sono circondata e non parlo degli amici, delle persone care, ma della situazione che vivo.
Sentirsi bene con gli altri, amare e dare affetto non significa necessariamente che dentro di noi le cose vadano esattamente come vorremmo e non essere soddisfatti della propria vita non significa necessariamente non amare o non accontentarsi di chi abbiamo vicino.
Ci sono persone che hanno bisogno di prendere il volo, di liberarsi nell'aria e avere la continua certezza di essere persone libere.
La libertà è un concetto che non tutti riescono a capire. Molti di noi la vivono come solitudine e per molti altri la libertà è un macigno pesante incomprensibile da portare avanti da soli.
Ci sono persone che non sanno stare sole, che non comprendono il vero significato di libertà. Essere e sentirsi liberi a parer mio è anche una grande responsabilità.

Come ho già scritto in mille post precedenti, per anni ho fatto a pugni con me stessa.
Per anni cuore e cervello hanno lottato e alla fine mi sono portata avanti una lotta interiore senza risolvere nulla. Ma quest'anno esigo cambiare.

Quest'anno vorrei che tutte quelle ore passate a passeggiare ascoltando musica e fingendo di essere altrove, diventino realtà.
Voglio poter dire alla fine di questi dodici mesi: BENE, CE L'HO FATTA! o per lo meno fare in modo di essere li li per dirlo. Perché la realizzazione di qualcosa avviene nel momento stesso in cui ci muoviamo per far si che diventi realtà.

Quindi si, vi dedico questa illustrazione datata dicembre 2009.
Ai tempi il mio cuore aveva appena ricominciato a battere per qualcuno e il solo amore che provavo mi riempiva il petto di gioia.
Ma i tempi sono cambiati e il mio cuore, oggi, per battere ancora ha bisogno di una bella scossa....

In bocca al lupo Sabrina. Questo 2017 vorrei fosse il tuo anno di svolta.
Finalmente.