27/11/15

What is love?



"Questa è la mia lotta. Interna ed eterna"

Chi è causa del suo male pianga se stesso.

Pensate ci sia una frase più veritiera di questa? Io non credo. Anzi, sono molto legata a queste parole perchè sono estremamente convinta che parte del mio malessere dipenda proprio da me. E io che cosa faccio? Piango me stessa. Non sempre in modo figurato. Piangere se stessi ha molteplici significati che possono essere diversamente interpretati.

Sono due anni che il mio umore pazzerello e altalenante mi fa sussultare tra gioia e ansia nel giro di quattro minuti. Ci sono momenti di felicità estrema, di petto colmo di serenità e poco dopo vuoto. Nero. Ma da sola non piango mai. 
Piango quando sono davanti a qualcuno. 
Strano vero? 
Piangere è una delle cose più intime che ci siano eppure quante lacrime ho versato davanti a quegli occhi. Lacrime spesso incomprese, specie da me stessa. Odio sentirmi così vulnerabile però è il prezzo da pagare quando si tratta di amore. Ti mette a nudo e ti toglie anche quel poco di dignità che ti è rimasto perché di errori ne hai fatti così tanti che per recuperare saresti stato in grado di gettarti anche nel fuoco. Avete presente quando si dice: sarei disposta a fare qualsiasi cosa per recuperare ciò che ho perso?!
Ecco.

Dialogare con me stessa è una cosa assurda, oltre che passare da un umore all'altro ho anche la tendenza a cambiare idea molto spesso. 
Giuro. 
Un tempo non ero così. Ero stabile. La stabilità la si acquisisce col tempo e io l'ho persa. Com'è possibile?! L'ho persa completamente. Ho perso anche la credibilità con me stessa e di conseguenza con le persone che mi stanno intorno. Autoconvincersi di qualcosa per convincere gli altri è il primo passo per distruggersi. Io l'ho fatto benissimo. Prima ho tentato di convincere me stessa che quella cosa non mi avrebbe fatto bene,poi ho convinto gli altri....e poi?!
E poi mi sono resa conto di aver sbagliato tutto. Di non aver capito un cazzo e di aver perso un pezzo consistente del mio cuore. Un pezzo necessario..Ne sento la mancanza ogni minuto. Ogni giorno. Ogni mattino quando mi alzo, ogni notte quando mi corico. Mi manca quel pezzo di cuore, so che c'è che forse ancora mi appartiene ma è lontano.
Forse anche a quel pezzo del mio cuore manco io. La domanda è: 
Chissà se mai riuscirò a farmene una ragione. 

Se mai riuscirò a superare questo trauma e questa perdita. Sono convinta che ci si metta più tempo a dimenticare un giorno bellissimo che ad innamorarsi. Innamorarsi è facile. Ti batte il cuore, senti due farfalle nello stomaco e il gioco è fatto. Ma quando si tratta di dimenticare è decisamente più difficile. Perché il ricordo ti riporta a quell'emozione e cancellare un'emozione dal corpo, dalla testa, dalle mani è decisamente più complesso.
Ad oggi posso confermare che ho ascoltato l'organo sbagliato. Ho seguito troppo il cervello e troppo poco il cuore. Quando agivo col cuore anche i miei occhi avevano una luce diversa. Ma poi ho deciso di usare la testa (che attualmente potrei definirla una vera testa di cazzo) e mi sono rovinata. Ho rovinato tutto. Ho perso tutto...

23/11/15

Donne in festa

Sabato ho avuto l'occasione di passare un piacevolissimo pomeriggio ad una festa organizzata dalle volontarie di Islamic Relief.
Una festa al femminile dove le ragazze hanno messo a disposizione un buffet, musica, henné, smalti e un servizio parrucchiera con il solo compenso di 3€.

Era la prima volta che mi trovavo ad una festa del genere. Sia culturalmente parlando che umanamente.
In adolescenza raramente ho frequentato feste, anzi, durante la mia adolescenza raramente uscivo con un gruppo di amiche. Posso dire quindi di aver potuto spuntare "FESTA" alla lista di cose che in giovane età non mi è capitato di fare.

Oltre ad essere la più "anziana" (l'età media si aggirava intorno ai 20 anni massimo) ero anche una delle pochissime a non essere islamica. Forse non musulmane eravamo in 4 di cui due sorelle e la signora che ha messo a disposizione lo spazio in cui si è svolta la festa..

*io e Hajar....una super pasticcinaaaaa <3 *

Quasi tutte mi hanno dato 18 anni e pensavano fossi egiziana. Mimetizzazione al top. Meglio di un camaleonte. 
Ma sapete qual è la cosa che più mi fa sorridere? E' che mi sono sentita più inserita e a mio agio ad una festa del genere dove fondamentalmente ero l'unica che arrivava da un background diverso che nella vita di tutti i giorni, dove devo comunque difendere il mio modo di essere di vestire o pensare.
Mia madre continua a chiedermi di stare buona, di non esprimere troppo il mio parere perchè il periodo non è dei migliori e forse sarebbe il caso di non esporsi troppo perché potrebbe essere pericoloso.
Scusa mamma, ma a me di quello che pensa la gente frega relativamente. Anzi, aspetta che ci penso...non me ne frega niente!!
Ora, se mi fosse piaciuta la musica latino americana e avessi voluto fare la caliente mi avreste detto di stare attenta ai Latin King!?! Ve prego.

Non so quanto io possa entrare nei dettagli della festa.
Da un lato mi piacerebbe raccontarvi per filo e per segno le mie sensazioni perché vorrei che la gente conoscesse certi lati nascosti di queste ragazze di cui tutti parlano ma probabilmente non susciterei in voi lo stesso interesse che ho provato io.
Dall'altro lato mi disturberebbe raccontarvelo perchè non dovrei nemmeno stare qui a dirvi che anche le ragazze con il hijab si divertono. E come si divertono. 
Posso dirvi per certo però che è stata una bellissima sensazione poter essere presente ad un pomeriggio simile. Spero e mi auguro di viverne altri così. Sarebbe molto educativo anche per chi apre la bocca solo per parlare e darle aria. Ma bando a quello che si dovrebbe o non si dovrebbe fare. Mi rendo conto che ognuno di noi è libero di pensare a ciò che vuole il problema è che ci perdiamo molto prima di arrivare a questo concetto e giudichiamo a prescindere... 
Bè, in questo grigissimo lunedì vi auguro una buona settimana e io mi auguro di passarla più serenamente di quella appena finita perché per me è stata una prova di sopravvivenza.

21/11/15

Caro papà amo l'arabo.

Caro papà.
Questa sera ho avuto modo di ritrovarmi con la mia amica del cuore. Un'amica che avevo abbandonato da tempo e che forse pensava fossi diventata totalmente diversa dalla persona che aveva conosciuto dieci anni fa or sono.

Forse durante la nostra chiacchierata le ho dato modo di capire che in fondo non sono così cambiata come sembrava. Non ho perso il lume della ragione. Non mi sono fatta rapire dai pareri altrui.
Lo sai che io ho sempre pensato con la mia testa. Che ho sempre sbagliato con la mia testa.
Si è vero, cambio parere. Ma lo cambio in base alle informazioni che ricevo. E se qualcosa non mi torna non posso fingere mi vada bene solo per compiacere qualcuno.

Dopo tutte le notizie passate ai telegiornali in questi giorni, alle brutalità dette, alle frasi bigotte e alle false notizie, voglio esprimere il mio parere che va oltre la guerra, l' Islam, l'Isis, i pazzi, i complotti politici eccetera.

Ti scrivo una lettera perché ad oggi sei la persona con la quale comunico meno.
Non che ci siano mai stati screzi tra noi, ma il dialogo si è un po' affievolito.
Un tempo parlavi molto di più. Ora, accomodato anche dalla vita da pensionato e servito e riverito dalla mamma, ti sei anche adagiato e fai il vecchio a tempo pieno.
Ti scrivo una lettera soprattutto perché  voglio che tu sappia che mai nella vita avrei voluto deluderti e forse un po' lo sto facendo. So che le nostre idee sono parecchio distanti quelle che un tempo ci accomunavano.
Parto sempre dal mio primo viaggio in Egitto perché è li che ho scoperto il mondo. Ho scoperto che c'era una vita che andava oltre le nostre abitudini ed è li che ho capito perché gli "immigrati" ci apparivano così strani e diversi.
Perché il mondo è vario. Il mondo è grande. Il mondo, in fondo, è paese.

Sarà anche stata "colpa" dell'amore. Sarà che mi sono innamorata proprio di quella seconda generazione di immigrati che tu non hai mai considerato troppo come tuoi vicini. Ma è cosi.
Ho pensato a lungo al fatto di averti potuto deludere. Di averti dato da pensare. La tua bambina con un arabo. Ebbene si...
Però buon sangue non mente. E come io sono riuscita ad aprire la mia testa e guardare oltre, tu non hai mai obiettato né disdegnato le mie scelte.
Sono fortunata ad essere cresciuta in una famiglia come la nostra. Nonostante le idee diverse, tu un finto leghista legato a quelle che forse un tempo erano le ideologie di un' Italia ancora "italiana" e io un'amante del mondo inteso come tale, non ci siamo mai scontrati. Non mi hai mai giudicato o meglio, non me lo hai mai fatto pesare. Non tutti i padri avrebbero reagito come te.

Mi manca (no non è vero) guardare il telegiornale con te.
Guardare 10 diversi tg ad ogni ora e sentirti ripetere sempre le stesse cose.
Ma perché papà non vai oltre le stronzate che i tg ti propongono?
Tu, amante dell'antico Egitto, uomo di cultura che si è permesso di acculturarsi da solo, con le sue sole intenzioni e volontà, perché non mi dici apertamente che non vuoi che parta?
Lo so che la cosa non ti piace. Vorrei solo che tu me lo dicessi apertamente.
Sai cosa dispiace di più a me? Che tu non voglia condividere con me in questa avventura.
Che tu non voglia vedere dal vivo quello che per anni hai studiato sui libri per passione.

Ripeto. Buon sangue non mente. Se sono così da qualcuno avrò pur preso.
Decidere di imparare una lingua come l'arabo da sola di certo mi sarà stato trasmesso da qualcuno.
Mi avete dato tutto. Me ne rendo conto. Mi rendo anche conto che ancora oggi, a distanza di anni, state ancora pagando i debiti dell' Istituto privato che ho voluto frequentare per diventare un'artista.
E tu forse penserai: abbiamo speso cosi tanto e tu ora vuoi andare al Cairo, in Egitto...cosa ci vai a fare in un posto cosi? in mezzo a quella gente?
Lo so papà che lo pensi. E ti assicuro che per anni ho cercato di nascondere questo mio amore.
Un po' come se avessi dovuto nascondere la mia omosessualità.
Avevo vergogna ad ascoltare Cheb Khaled mentre tu eri in casa.
Sapevo che riconoscevi la sua voce anche quando cantava in francese...e me ne sono sempre vergognata ma ad oggi che senso ha nascondertelo?! Ormai lo sai. lo sai che ho il Maghreb nel sangue. Lo sai che cammino a tre metri da terra sulle faticose dune del Sahara.
Lo sai che amo il caldo dell' Egitto. Ne amo il suo popolo, le sue abitudini che a te sembreranno bizzarre ma che io adoro.
Forse la gente non si rende conto dell'amore profondo che io provo per questa cultura.
Dopo tutte le cose che sono state dette questa settimana forse suona un po' anomalo ma io non ho paura. Io non voglio vivere nel terrore. Non darò modo ai terroristi che fingono di essere islamici di terrorizzarmi. Di farmi aver paura.

Si, suona strano. C'è chi ha paura a prendere la metro, chi ha paura a parlare con una ragazza col velo, chi ha paura delle valigette abbandonate nelle stazioni sotterranee.
Io non ho paura papà. E se mi dovesse succedere qualcosa credo nel Karma. Evidentemente doveva succedere. Tutto è stato già deciso....e la vita è una sola vale la pena viverla nella paura!?
Me lo hai insegnato tu. Se deve succedere succederà.

Non è che con la vecchiaia hai cambiato parere vero?

Ho comprato un biglietto per andare in un posto che amo. Mi dispiace che tu non ne condivida con me la gioia. Ma sono felice che tu non abbia impedito o abbia speso anche una sola parola di tedio nei miei confronti per la mia decisione. E' questo che fa di te un ottimo genitore.
E' questo che fa di voi i migliori genitori che potessi mai avere.

Non posso scrivere una lettera alla mamma. Lei sa già di essere speciale e la mia compagna di avventure....era necessario scriverla a te, affinché tu potessi sapere che il tuo parere per me conta più di ogni altra cosa e che mi dispiace se il mio cuore l'ho dato a chi non avresti mai voluto.....ma ti ringrazio per aver sempre rispettato la mia scelta.

Con affetto, tua B.

20/11/15

Quest'anno voglio fare....??


Stavo cercando dei sinonimi di zarro per definire meglio questo telefilm ma neanche il dizionario mi ha aiutato.

Volevo riuscire ad descrivere questo telefilm con un'unica parola ma non sono in grado di farlo. Posso solo dire di esserne totalmente innamorata.
Raramente mi do alle serie tv ma questa....ah, questa ha una così tale concentrazione di zarraggine che non potrei MAI perdermela. Sarebbe in grado di trasformarti in un lingotto d'oro. Tutta quella concentrazione di ORO, pesantezza, luccichio, brillantini..insomma, non posso farne a meno. La protagonista poi, Cookie, è di una figosaggine inenarrabile.
*troppe erre da pronunciare per me che non so neanche dirla*

Sto mutando. Di nuovo. Cambio per l'ennesima volta la mia pelle da serpente e mi trasformo in qualcos'altro. Ragion per cui il mio guardaroba non andrebbe mai dimezzato.
Quello che per anni non indosso lo recupererò sicuramente tra dieci minuti.
Borchie?! Teschi? Dismessi per anni e recuperati tutti polverosi da un porta gioie che avevo addirittura lasciato in un cassetto lontano dalla mia vista.
Però hey, è un po' come andare a fare shopping gratis. Riscoprire cose delle quali ci si era completamente dimenticati regala mille soddisfazioni. Se poi sono oggetti di cui avevi (o meglio,non avevi) bisogno ancora meglio.
Si sono una materialista di merda. I vestiti, gli accessori, l'apparire fanno parte di me. Da sempre. Anche quando ero cicciona e inguardabile mi piaceva abbigliarmi come Cyndi Lauper. Peccato che Cyndi fosse figa e io un cesso. Ma poco importava. All'epoca mi piaceva così tanto. Ma il gusto, effettivamente, non mi apparteneva ancora.
A distanza di anni però avrei potuto aprire un blog e scrivere dei miei vari abbigliamenti. Forse sarei diventata anche io una Chiara Ferragni *rido*
No non credo. Detesto le mode e cambio più velocemente di Bracchetti durante uno show.

In questo periodo ci sono diverse cose alle quali vorrei dedicarmi.
Ho accantonato momentaneamente le mie creature di carta. Troppo impegnata a studiare arabo e concentrarmi sul "nuovo look" per creare qualcosa che adesso non mi fa impazzire.
Ho però deciso di darmi all'hip hop. Sento già che qualcuno di voi starà ridendo.

Amo ballare. Adoro ballare. Non vado spesso ma quando vado mi diverto come non mai.
Non importa che tipo di musica sia..
Ballare mi fa smettere di pensare, mi blocca il cervello.
E' una delle sensazioni più liberatorie che ci siano. Non importa chi ti circonda,se balli bene o no. Fuck the world...
Quindi si, mercoledì 25 novembre ho la prima prova di hip hop con le mie colleghe.
Le mie pazze partners in crime. Cosa farei senza di loro?
C'è chi ha la fortuna di fare un lavoro bellissimo ma la sfortuna di avere pessimi colleghi.
Io senza di loro sarei persa....e sono estremamente felice di poter condividere con queste piedine pazzerelle la mia vita fuori da queste quattro mura.

Ecco. Dedicandomi a mille attività post lavorative vorrei tanto ritrovare la persona che ero due anni fa. Quella spensieratezza mi manca tantissimo e spero di ritrovarla perchè cazzo, me lo merito. Mi sono rovinata con le mie stesse mani e non potrò mai perdonarmelo.
Però sbagliare serve anche a questo. E io mi rialzo. Mi rialzo sempre...E spero di rialzarmi e di andare ancora più lontano. Ho tutto quello di cui ho bisogno. Tutto. Ho rischiato di perderlo e qualcuno lassù ha fatto in modo che non accadesse. Non posso permettermi di buttare via quello che mi è stato concesso di non perdere.
Ora vi lascio con questa canzone....direttamente dal mio nuovo telefilm preferito.

"You're so beautiful - Terrence Howard" Empire.

19/11/15

Questa sono io.

Questo post risale al 19 Novembre 2013. Esattamente due anni fa.
Qualcosa è cambiato. Ma non la sostanza.
.piango.


Vivo di orari prestabiliti, di sveglie che mi avvisano quando mi devo alzare, quando devo finire di fare  colazione, quando devo cominciare a prepararmi.
Esco di casa ogni mattina alla stessa ora.7.43.
Arrivo in ufficio ogni giorno alla stessa ora - 8.38 - ed esco ogni giorno alla stessa 
ora -17.40.
Torno a casa, mi preparo e vado in palestra. Alle 18.30 comincio alle 20 torno a casa.
Ogni giorno così.
Faccio il lavoro dei miei sogni (anche se non sempre è appagante e anche se spesso me ne lamento).
Disegno. Creo. Immagino. Desidero. Compro.
Spendo tanti soldi in cose futili.
Mi piace arricchirmi di oggetti, di circondarmi di accessori, di vestirmi in modo sempre diverso, innovativo.
Adoro cambiare. Cambiare e ricercare. Adoro scoprire ed interessarmi.
Ogni mese ho un nuovo interesse.
Che sia imparare a mettere un turbante, che sia farmi cambiare lo smalto, che sia imparare a truccarmi in modo decente e professionale.
Ho voglia di sapere, di capire.
Mi immedesimo sempre negli altri, cerco sempre di vedere il lato positivo delle cose, il lato buono delle persone.
Mi piacerebbe poter mettere la mano sul fuoco per tutte le parole date dagli altri ma sono convinta di poterlo fare per poche, pochissime persone.
Nemmeno per me stessa ora giurerei qualcosa....
Mi piace sognare. Sogno ad occhi aperti costantemente.
Sono della Bilancia. Sono romantica, sono speranzosa, sono una sognatrice.
Mi piace sognare ma mettere tutto in pratica. Sono concreta.
Sono organizzata. Devo esserlo. Devo sapere cosa farò, dove andrò, con chi e per quale motivo.
Detesto fare cose controvoglia anche se per le persone a cui tengo cerco sempre di chiudere un occhio.
Non mi va di farlo ma lo farò lo stesso.
Voglio e ottengo. Ottengo sempre tutto.
Magari ci metto del tempo, magari mi ci vuole tanta pazienza, ma ottengo sempre quello che voglio.
Sono convinta che esista un Essere Supremo che potrebbe chiamarsi Dio.
Credo nel Karma, nella ruota che gira. Credo che ci sia qualcuno superiore a noi che gestisce le nostre vite.
Niente accade per caso, niente succede per nulla. Tutto ha una spiegazione e mi piace pensare che la mia sia una vita di qualità.
Mi piace circondarmi da poche persone ma buone.
Persone valide, persone che io ricorderò sempre (o almeno per un lungo periodo).
Non mi piacciono le amicizie di convenienza, non mi piace dedicarmi a cose che non mi interessano.
Se voglio bene a qualcuno faccio di tutto per essere una buona amica.
Una buona presenza, una spalla. Per questo credo che tutto, nella mia vita, succeda per una ragione.
Dalla stomia, alle persone che entrano ed escono dalla mia vita.
Ognuno porta e lascia qualcosa. Bisogna imparare sempre dai propri errori. Bisogna essere umili e ammettere di aver sbagliato.
Bisogna saper dire: “E’ VERO, SONO STATA UNA PERFETTA FARABUTTA E SARO’ PUNITA PER QUESTO”
Punita da me stessa, punita dal senso di colpa. Insomma. Impari una lezione e cerchi di metterla in atto.

Adoro essere coccolata, adoro coccolare.
Sono una coccolona. Mi piace il calore che ti danno le persone che ti abbracciano.
Non ricevo abbracci da tutti. Ma ricevo abbracci preziosi.
Un abbraccio può anche essere una parola. Un “ti voglio bene”, un gesto. 


Un gesto affettuoso

Sono un’eterna romanticona. Mi piacciono le lusinghe e mi piace lusingare.
Amo. So amare e so dare. Do tanto. Do tutto quello che posso.
Sono capace di dare tutta me stessa in una relazione. Mi piace mettermi in gioco e mi piace essere presente.
E io ora ci sono. Di testa, di cuore. Con le braccia e le gambe.
Con la testa sulle spalle.
Non faccio niente per nulla. Faccio tutto per una ragione.
Mi sono resa conto che la mia felicità non dipende da un lavoro, non sarà la soddisfazione di 8 ore lavorative a rendermi una persona realizzata, non sarà vendere gli oggetti che creo per la mia voglia di creare a rendermi una persona felice e soddisfatta. Io sogno la serenità. Sogno una vita che possa farmi stare bene. Voglio una casa, una famiglia, voglio avere qualcosa in cui credere che vada OLTRE alle capacità di usare una penna grafica.Non voglio la famiglia della Mulino Bianco, non sogno una casa Barilla, sogno semplicemente una vita fatta di tanti piccoli particolari che la rendono unica e bella.  Voglio semplicità. Serenità e amore.
E nel mondo in cui viviamo, sognare certe cose significa sognare in grande.

18/11/15

Il silenzio, a volte, vale più di mille parole.


Sono a letto e, come ogni sera, prima di chiudere forzatamente gli occhi e mettermi a dormire, decido di usare il mio simpaticissimo iPhone e vagare un po' per la rete.
Nonostante io passi quasi 9 ore davanti un computer ogni giorno il mio cervello è alla perenne ricerca di immagini dalle quali trarre ispirazione.
Non importa il genere di immagini. Se tutorial per creare una spada laser, spunti per un nuovo colore di capelli, tecniche di ballo o immagini di ragazze col fondoschiena largo davanti le quali chiedersi "Perché il mio sedere resta comunque un tabù per me nonostante sia largo quanto quello di una sudamericana con gli shorts in jeans e le cosce cicciottose".

NON importa il genere di immagini. Io ho bisogno di quelle immagini. E cosa c'è di più allettante che guardare queste immagini dal mio nuovissimo portatile?!
Ho tentato di scrivere questo post dal telefono poi, sconcertata da me stessa, mi sono allungata verso il lato disabitato del mio letto e ho aggrappato questo oggetto del male che voleva essere aperto e molestato dalle mie dita vogliose di scrivere un post.

Il lato disabitato del mio letto resta uno dei luoghi più tristi del mondo.
Un letto diviso in due dove un lato è abitato dalla sottoscritta mentre l'altro lato è occupato da oggetti di diversa natura quali libri di arabo, un dizionario, delle penne, un computer (questo computer), vestiti dismessi da qualche ora in attesa di tornare nella loro terra madre e il Corano, che cerco di toccare il meno possibile perché mi fa paura toccarlo con le mani sporche o "inquinate" in qualsiasi modo. Quindi è li, dorme con me, viene adagiato ogni mattina sul cuscino e poi finisce per far parte di questo "ordine disordinato" che è il mio letto.

Ma tornando a noi, stasera posso finalmente scrivere un post dal mio letto, dal mio fiammeggiante portatile nuovo. Posso finalmente tornare a scrivere sul mio bellissimo blog, il mio diario virtuale, luogo di raccolta dove ho lasciato tanti pezzi di me e del mio cuore.

Come ho anticipato nel post precedente è un periodo piuttosto burrascoso. Io e me stessa litighiamo spesso e difficilmente mi sento serena. Devo quindi buttarmi a capofitto in tante attività diverse che mi permettono di liberare la mente, sfogare il mio corpo e stancare il mio cervello.
Ho già vissuto questa lotta interiore...da diverso tempo ormai fatico ad essere felice. A sentire quella sensazione di felicità che mi prendeva e rapiva il cuore, che mi faceva sentire una farfalla in volo.
Sarà la vecchiaia, sarà che le responsabilità sono aumentate. Insomma, sarà che non ci posso fare niente e mi tengo cosi come sono. Però c'è di buono che l'entusiasmo non manca. E la voglia di buttarmi in nuove esperienze è sempre dietro l'angolo.
Ho deciso che nella mia vita non mancheranno le occasioni per evadere. L'esperienza è tutto. Sbagliare è fondamentale, imparare anche. 
Un tempo ero molto più restia. Restia a fare qualsiasi cosa. Avevo paura del giudizio della gente eppure ero più felice.
Ora, da quando ormai non ho più vergogna ad ammettere la persona che sono, riesco a sentirmi libera di fare ciò che voglio e di sbattermene del parere degli altri.
Voler andare al Cairo, aver comprato quel biglietto, aver deciso di intraprendere un certo percorso di vita mi rende orgogliosissima di me stessa.
C'è chi pensa che lo stia facendo per "terzi". Ovvio. Se non avessi conosciuto certe persone, se non le avessi vissute, se non avessi fatto parte della loro vita e loro della mia a quest'ora sarei ancora quella petulante viziata destroide razzista che ero un tempo.
Ma la vita ci riserva sempre tante sorprese e il mondo che ho scelto di vivere è bello perché vario. Voler studiare arabo, leggere il Corano, interessarmi alle ragazze con il hijab è stata una mia scelta e non è dipesa da nessuno. Ad oggi vorrei urlarlo a tutti.
Dopo i fatti avvenuti venerdì scorso a Parigi però, mi rendo conto che certe passioni e interessi costano caro.
Ad oggi dire a qualcuno che un islamico non è necessariamente un terrorista suona quasi come fosse una giustificazione. Mi è stato persino detto di aprire gli occhi e di smetterla di difendere quelle merde.
Mi fa male al cuore pensare di vivere in un mondo dove l'essere umano va catalogato da paese a paese, da zona a zona. Mi fa male pensare che per molti di noi sia stata solo fortuna e un caso ad essere nati in un paese senza guerra.
D'accordo. Adesso stiamo vivendo nel terrore di questi terroristi "americ...islamici" (no ma va non penso minimamente sia solo un complotto creato dagli USA, no no) ma fino a due settimane fa ignoravamo completamente che in Siria civili morivano bombardati ogni giorno. Ignoravamo che a Beirut ci fossero stati attentati poco prima di quelli di Parigi.
Ignoravamo che nel mondo, nello stesso posto in cui viviamo noi, ci sono brutalità alle quali siamo stati risparmiati. E non perchè migliori di qualcun altro. Ma per semplice fortuna.

Ci ricordiamo di essere un unico mondo solo quando ci sentiamo colpiti nel profondo e in prima persona. Bombardiamo i civili di un paese solo perchè siamo stati colpiti noi stessi. 
Questa immagine credo sia una delle più raccapriccianti mai viste.
Se fossi stata una parigina avrei urlato al mondo il mio disgusto. Ma lo faccio da italiana. E urlo il mio disgusto da essere umano.
Dite a me di aprire gli occhi e di ammettere che questa "gente" ci sta portando allo sbaraglio e alla rovina. Io chiedo a voi di aprire gli occhi, di allargare il vostro padiglione auricolare e chiudere la bocca. Alle volte il silenzio vale più di mille parole.







10/11/15

Ho comprato parte di un sogno.

L'ultimo post risale a luglio. Povero il mio blog, ignorato per così tanto tempo.
Ho tentato (invano) di portare avanti ben due pagine ma è stato un misero fallimento.
Un blog di per sè è già molto impegnativo figuriamoci due.
Scrivere però mi piace. Mi piace esternare i miei pensieri e sinceramente poco importa se qualcuno li legge o no. E' per me fondamentale trascrivere le mie sensazioni perché ho una memoria sensoriale quasi surreale e tendo a ricordare tutto..ogni istante, ogni data ogni respiro e mi piace lasciare traccia scritta di queste sensazioni.
Che sia attraverso un messaggio, una parola spesa per qualcuno, che sia un post su Facebook..l'importante è dirlo..

Ah bè, mi ricordo solo delle cose che secondo il mio range di emozioni è importante....tutto il resto è fuffa e viene eliminato dalla mia memoria visiva in brevissimo tempo. Chi mi conosce lo sa perfettamente.
"Sabri ti ricordi quando....." l'80% delle volte la risposta è NO.

Ma ci sono cose che non si cancellano, emozioni che rivivo quotidianamente e che ogni tanto tornano. Ah se tornano.
In questi giorni poi sono un susseguirsi di ricordi che mi stanno perforando la testa. Ma ci sono e li tengo.

Oggi tra le varie emozioni che si stanno scatenando in me ce n'è una in particolare.
Oggi, dopo cinque mesi di lotte con me stessa e lotte col mondo intero, ho comprato parte di un sogno. Perché non è vero che i sogni non si possono comprare :)
Per poterli realizzare i sogni vanno anche comprati.....e chiunque mi venga a dire che i soldi non fanno la felicità sta palesemente mentendo.


Ma non voglio cadere nella banalità e nell'avarizia dei soldi...
Ciò che ho comprato oggi non è solo un biglietto aereo ma racchiude anni di fantasticherie, di balli nella testa, di parole incomprensibili che non sarò in grado di capire.
Ieri era il mio GIORNO 1. Lo avevo detto.Oggi bisognava dare un senso al giorno 2.

In bocca al lupo a me e alla mia follia. In bocca al lupo al mio cuore turbolento e al mio animo inquieto. In bocca al lupo per i miei sogni e i vostri sogni...
Le direzioni sono tante e nessuna di queste deve essere per forza quella giusta....bisogna provare.

29/07/15

Date un'occhiata al negozio online


Sono felicissima di annunciare che il sito Chic&Rude è ora online!
Andate a dargli un'occhiata :)

13/05/15

O S A R E


Osare spesso significa anche avere coraggio di uscire di casa indossando vestiti e accessori che difficilmente vengono proposti sui giornali o nei negozi.
Ho cominciato a realizzare gioielli di carta perché gli orecchini esagerati che compravo erano troppo pesanti e non sempre rispecchiavano in pieno i miei gusti. 

Sono un tipo dai gusti troppo difficili e decisamente lontani da quelli proposti di stagione in stagione. Sono esagerata? Sono appariscente? Si, un po' troppo. Ma lo volete un consiglio? 

                            OSATE

Piacetevi e siate sempre voi stesse. Perché non c'è niente di più bello che indossare la propria personalità e spiccare in mezzo alla banalità.
Chic&Rude by Saburi Boschetti ringrazia tutti i suoi followers e quelli futuri.


PS: Gli orecchini indossati nella foto sono stati realizzati anche in dimensioni umane e sono disponibili sullo shop online


12/05/15

Io dico no alle fashion blogger!

Sono sconcertata dal numero di presunte blogger, finte blogger e povere accattone che si aggirano nel web alla ricerca di persone disposte a cedere le proprie creazioni per essere recensite.
Da ieri avrò ricevuto 5 messaggi di persone che vorrebbero "provare" i miei prodotti in cambio di una recensione sul logo blog, pagina o profilo instagram.
Innanzi tutto COMPLIMENTI per l'altissima opinione che avete di voi ma per me è NO!
La prima volta ci sto, la seconda declino la richiesta, la terza comincio a trovarvi un po' patetiche.
Invito queste ragazze a trovare una vera vocazione nella vita.
A cercarsi un hobby diverso dal voler essere le nuove Blonde Salad di noi poveri, ma soprattutto le invito a crearsi un lavoro più originale del cercare di vivere gratuitamente sul lavoro altrui.
Io non ho bisogno dei fashion blogger.
Li trovo antiquati e decisamente banali per i miei gusti!




Oggi vi lascio con questi nuovi orecchini. Sono solo delle prove. Ho cominciato a rendere più resistenti e spesse le mie creature di carta in modo da essere invincibili!!
Sono alla ricerca di texture delicate e motivi romantici da abbinare alle forme arabesche che ho disegnato ultimamente.


29/04/15

Chic&Rude, un'avventura che vorrei continuasse

Un tempo avevo molti più follower e questo blog riceveva molte più visite.
Ora mi sembra di parlare un po' a vuoto ma se non scrivo da qualche parte le mie emozioni sono sicura andranno perse.
Questo blog è stato veramente un grande ascoltatore, un amico al quale ho raccontato tantissimi pensieri, momenti e sensazioni.
Quando torno indietro nelle mie memorie e leggo post scritti qualche anno fa, mi faccio una grande tenerezza.
Una cosa che non ho mai perso è la passione e la costanza con la quale porto avanti quasi tutto.
Non voglio vantarmi di qualcosa ma credo di essere una delle poche persone costanti al mondo. Costante in tutto ciò che voglio portare avanti e non è roba da poco.
Sono costante nel fare le pulizie tutte le sere, sono costante a svegliarmi alle 6.30 tutte le mattine e andare in ufficio a piedi, sono costante con le attività post lavoro, sono costante con la mia creatività.
Sono costante con l'amore :) insomma...posso ritenermi estremamente soddisfatta.

Negli ultimi mesi ho avuto modo di pensare e riflettere su me stessa,specie dopo un litigio con una delle mie migliori amiche.
Mi sono sentita dare della persona cattiva ed egoista e questi due termini oltre che avermi ferito profondamente mi hanno lasciato un grande amaro in bocca oltre che a confusione.
Dopo quell'episodio ho cercato conferme, ho cercato pareri, ho fatto un grande lavoro di riflessione e sono giunta alla conclusione che non sono cattiva ed egoista.

Sono probabilmente una buona amica ma sono stufa di vedere persone che non si danno da fare per cambiare la propria vita.
L'insoddisfazione personale credo sia uno dei peggiori nemici di noi stessi e solo noi possiamo cambiare questo stato d'animo.
Di errori ne ho fatti tanti ma nonostante tutto ho sempre portato avanti qualcosa.

A distanza di quasi 4 mesi da quel litigio sento di avere ancora un po' di rancore.
Non l'ho presa bene, non l'ho digerita ma ho imparato tanto. 
Quindi? Conclusione? Magari sono stronza ma sono costante ^_^ quindi a qualcuno faccio del bene e se quel qualcuno fosse solo me stessa ben venga. 
Spesso le persone si dimenticano che ho passato due anni travagliati e da due operazioni non se ne esce propriamente felici e rilassati.
Quindi se volermi bene e stare bene significa essere un po' egoisti e fregarsene dei problemi altrui...a m e n!

Tornando a noi e al mio blog.
Non mi dispero di aver perso i miei seguaci, riuscirò a stare dietro a tutto.
Come ho già detto nel post precedenti, avere due blog è molto difficoltoso specie se di mezzo ci sono altre attività da portare avanti.
Il tempo manca sempre, non è una frase fatta è pura realtà.
Oggi ho però ho cercato di portarmi avanti.
Nella speranza che Chic&Rude prosegua e riesca a farsi strada, ho realizzato delle ipotetiche cartoline da dare insieme all'oggetto acquistato.
La mia versione teschiosa la trovo molto chic eheh...
Quanto è bello fare delle cartoline per noi stessi e decidere COME realizzarle?!
Che meraviglia essere i clienti di noi stessi *_*


20/02/15

#TheHijabProject_03: La certezza di trattare argomenti fastidiosi


Buon venerdì a tutti e ben ritrovati tra queste pagine virtuali.
Sono in ritardo con la pubblicazione dell'articolo di questa settimana.
Sono le 21.20 di giovedì sera e io sono ancora un po' confusa su quello che andrò a pubblicare domani. Mancano ancora diverse ore prima delle 12 di venerdì, ora stabilita per la pubblicazione di questo post.

Le scorse volte ero già sul pezzo dal week end precedente ma questa settimana è stata piuttosto dura. Ci sono momenti in cui mi faccio prendere dallo sconforto e penso di buttare all'aria lavoro prezioso che ho fatto.
Sarà che non ricevo abbastanza soddisfazioni sul posto di lavoro, sarà che ho bisogno di approvazioni per sentire che l'impegno che metto serve a qualcosa, saranno tante cose, ma questa settimana sono davvero, davvero, molto abbattuta.

Spesso però mi dimentico che le cose che propongo e che faccio, le faccio in primis per me stessa e non devo abbattermi se non ricevo il riscontro sperato.
Non ho un blog di moda, non parlo di cose stupide e inutili come vanno tanto oggi, perchè ammettiamolo, parlare di futilità piace a tutti.
Se avessi deciso di spacciarmi per fashion blogger (e vi assicuro che in fatto di moda avrei dato la merda a tanta gente) probabilmente avrei avuto migliaia di followers in pochissimo tempo. Ma per mia sfortuna decido sempre di affrontare argomenti che danno un pò fastidio e, cosa peggiore, la gente è coerente come uno studente che va in manifestazione. Il giorno prima è per l'integrazione il giorno dopo è integralista (cit.)

Grazie al cielo però arriva qualcuno che usa le parole giuste e mi fa ragionare.
Mi ero ripromessa che non avrei dato vita a questa rubrica per scatenare chissà quale interesse quindi sarò lieta di accogliere gli occhi interessati di chi leggerà le mie righe.

Non mi aspettavo di ricevere chissà quante condivisioni o commenti ma speravo, per lo meno, di ricevere dei riscontri (positivi e negativi) da chi ha contribuito alla realizzazione delle scorse pubblicazioni. Purtroppo la lettura non fa per tutti e purtroppo l'interesse della gente è troppo incline ad affievolirsi facilmente.
Se qualcuno mi avesse interpellato per sapere qualcosa di me, delle mie scelte e decisioni per scriverne un articolo,avrei aspettato con gioia di vedere pubblicate le mie parole.

E nel frattempo, mentre l'entusiasmo cala, ciliegina sulla torta, mi invitano ad una pagina facebook che propone di condividere con le altre "sorelle" la propria decisione di indossare il hijab.
Questa pagina mi ha fatto riflettere.
Ho pensato essere troppo semplice trattare di un argomento insieme a persone che condividono la stessa esperienza senza aprire dibattiti o confrontarsi con chi, invece, del velo non sa nulla.

Ma poco importa. Sono sempre stata quella delle cause perse.
Quella che quando portava una stomia infastidiva con il suo cinismo. Quella che cercava di spiegare che la vita continua anche con un buco sulla pancia.
Ma alla gente questo non piace. Alla gente piace lamentarsi, piace non cambiare la propria situazione. E questa settimana purtroppo mi sento così. Mi sento frustrata e infastidita e mi sento ridicola. Sento di aver buttato via del tempo, perchè prima di concretizzare #TheHijabProject in una rubrica ho passato mesi a studiare,capire,
chiedermi cosa ne potessi fare di tutta la mia passione.

Ma non mi fermerò qui.
Questa settimana va così, tra un pò di delusione e un pò di stanchezza, ma quella si sà, ogni tanto arriva e ti stravolge. E' un periodaccio. Passerà.

Auguro a tutti buon week end mentre io mi auguro di ricaricarmi di energia e positività.

13/02/15

#TheHijabProject_02 : Il hijab.



 *Hijab . Il mio diritto, la mia scelta, la mia vita*

Buon venerdì a tutti! Eccoci alla seconda pubblicazione de #TheHijabProject, la rubrica settimanale nata con il solo scopo di farvi scoprire qualcosa di nuovo e guardare un pò oltre ai luoghi comuni. Innanzitutto vorrei cominciare con un enorme ringraziamento a tutte le ragazze che hanno deciso di collaborare con me a questo progetto.
Senza di loro e le loro testimonianze sarebbe stato impossibile cominciarlo.
Non ho riportato la parola di tutte coloro che mi hanno scritto ma il loro racconto è stato estremamente necessario affinchè io potessi capire in pieno la loro scelta.

Ringrazio anche un pò la mia pazzia, perchè se quel sabato di inizio ottobre non avessi avuto il coraggio di fermare un gruppo di giovani ragazze con il hijab, mentre facevano merenda in un centro commerciale, non sarebbe mai cominciata questa avventura.
 
Grazie alle mie prime sostenitrici Sara e Ward. Questo post lo dedico a voi.
Ciò di cui parleremo oggi darà la possibilità di cambiare un pò la visione delle cose e rivalutare alcuni punti che per molti "infedeli" non sono chiari. Per infedele intendo una persona non-musulmana. Una persona qualunque che, come me, dell' Islam ha sempre saputo ben poco.
Ma prima di dare il via a questa nuova chiacchierata vorrei tornare brevemente sul topic discusso la scorsa settimana perché molti di voi non hanno compreso in pieno la differenza tra cultura araba e religione islamica.
Provate a pensare ad una ragazza che vive nel Nord Europa nata e cresciuta in un contesto che di religioso ha poco e niente. Provate ora a pensare che questa ragazza, raggiunta una certa età, decida di cominciare a credere in qualcosa e informandosi e studiando, scelga la via dell' Islam. Questa ragazza, bionda con gli occhi azzurri e dai lineamenti perfettamente nordici, della cultura araba cosa mai potrà sapere?
Direi poco e niente, se non viaggiando, conoscendo persone arabe o studiando.
Ecco, questo esempio credo sia quello più calzante.
Da tempo seguo una ragazza estone che da tre anni si è convertita all' Islam.
Ha una pagina facebook molto popolare e un consistente numero di follower su instagram.
Conosciuta come Eslimah, questa ragazza della cultura araba credo sapesse molto poco quando decise di convertirsi.
Visto che la curiosità è donna, qualche giorno prima di pubblicare il primo articolo, le ho scritto una mail parlandole del mio progetto. Da lei non cercavo alcun tipo di risposta legata al perché indossasse il hijab. Per una donna convertita all'Islam di sua spontanea volontà credo sia normale nutrire il bisogno di sentirsi il più integrata possibile alla sua nuova fede. Non le ho chiesto quindi perchè indossa il velo o perchè ha deciso di farlo, le ho invece chiesto come ci si sente ad essere una musulmana in una famiglia nordica (quindi priva di radici islamiche o arabe) in un Paese come l' Estonia, che difficilmente ospita stranieri. Esattamente come fece J nelle sue mail, il primo concetto che mi ha specificato è che religione islamica non c'entra niente con la cultura araba.
Sono due cose diverse. Anche per lei, all'inizio, erano inscindibili l'una dall'altra, ma col tempo e la fede, ha capito che una non è il sinonimo dell'altra. Ed è qui che vorrei far notare la vera differenza tra cultura e religione. Essere islamici non significa essere arabi.
Quando accadono tragedie in nome di Allah non accadono per colpa della religione, ma della cultura. Del nostro bagaglio culturale, di come vi vengono insegnate certe cose.
Ma sulla cultura ci torneremo prossimamente. E' un argomento talmente vasto da impedirci di parlarne solo così poco.

Le ragazze che invece sto contattando per portare avanti questo progetto sono tutte ragazze di famiglia araba e di seconda generazione in Italia. (chi più chi meno). Sono ragazze che sono nate in una famiglia che ha trasmesso loro il proprio retaggio culturale e la scelta dell'hijab potrebbe dipendere da tanti fattori come anche la scelta di non indossarlo. Ho deciso di contattare loro e non musulmani in generale, perché ciò che più mi preme è riuscire a dimostrare che queste ragazze, musulmane di famiglia e arabe di cultura, siano comunque in grado di portare avanti una vita normale senza troppi pregiudizi e integrarsi perfettamente. Se solo glielo lasciassimo fare.


Iniziamo dunque l'argomento di oggi :Il Hijab

Andreste mai a chiedere ad una donna convertita all' Islam per sua scelta, perché decide di indossare il velo? Lo chiedereste invece ad una ragazza egiziana, col pregiudizio di avere davanti una ragazza costretta a coprirsi?



« E di' alle credenti che abbassino gli sguardi e custodiscano le loro vergogne e non mostrino troppo le loro parti belle, eccetto quel che di fuori appare, e si coprano i seni d'un velo e non mostrino le loro parti belle ad altri che ai loro mariti o ai loro padri o ai loro suoceri o ai loro figli, o ai figli dei loro mariti, o ai loro fratelli, o ai figli dei loro fratelli, o ai figli delle loro sorelle, o alle loro donne, o alle loro schiave, o ai loro servi maschi privi di genitali, o ai fanciulli che non notano le nudità delle donne, e non battano assieme i piedi sì da mostrare le loro bellezze nascoste; volgetevi tutti a Dio, o credenti, che possiate prosperare! » e l'āya 59 della sura XXXIII (al-Aḥzāb, "Le fazioni alleate")

Con la parola ḥijāb ci si riferisce ad uno specifico capo di abbigliamento femminile islamico  - il velo - accessorio attraverso il quale le donne sono invitate a coprirsi per preservare il proprio pudore. La parola hijab è da considerarsi piuttosto moderna, nel Corano infatti i termini che vengono usati come riferimento al velo sono più precisi e specifici:
khumūr (plurale di khimār), la cui radice <kh-m-r> significa "velare, celare, occultare qualche cosa".
jalābīb (plurale di jilbāb), la cui radice quadrilittera significa "indossare, essere rivestito di qualche cosa".
Le principali fonti del diritto islamico, il Corano e la Sunna, prescriverebbero senza alcun dubbio l'obbligo di indossare il velo ed sistono due differenti linee di interpretazione dei testi.La prima ritiene che la donna possa mostrare il proprio viso, l'altra afferma che sia comunque tenuta a coprirlo.
Nei Paesi dove la religione islamica e la politica si fondono (come in Arabia Saudita) il niqab, ovvero il velo integrale, è praticamente un obbligo se non una regola dettata da una legge molto poco transigente.
Possiamo dunque affermare che la religione richiede di coprirsi ma la cultura porta poi le donne a decidere se farlo o no. In Paesi come la Tunisia, ad esempio, sono molte poche le donne che decidono di coprirsi. In Marocco ci sono addirittura diverse tipologie di donne: quelle che indossano il hijab, quelle che non lo indossano ma girano comunque vestite discrete e modeste e poi le donne che, nonostante la religione, non seguono alcun decoro nell'abbigliamento.
Con questa affermazione non voglio offendere nessuno, riporto solo un parere che ho avuto modo di elaborare durante i miei soggiorni in terra marocchina.
Per chi comunque fosse interessato, wikipedia, stranamente, risponde in modo abbastanza esaustivo alla definizione di hijab e ne parla in modo più approfondito.

La domanda di questa settimana era una domanda molto importante.Inizialmente pensavo fosse scomoda ma poi ho percepito essere giusta e mi sono rasserenata. Di risposte ne ho ricevute tante, nessuna più importante dell'altra. Ognuna delle ragazze alla quale ho fatto la stessa domanda ha espresso il proprio parere e il proprio pensiero.

"Cosa significa per te il hijab e come hai deciso di indossarlo?"

Andrebbe precisato che non tutte le ragazze lo indossano di loro spontanea volontà. E' inevitabile che crescendo in una famgilia praticante e seguendo la parola di Dio, ci si senta in qualche modo "obbligate" ad indossarlo. Ma dietro questa scelta c'è anche una grande forza. Avete mai pensato alla forza di volontà che hanno queste ragazze nel coprirsi il capo? Il World Hijab Day, svoltosi lo scorso 1 febbraio, è una manifestazione nata proprio con l'intento di farci capire come ci si sente ad andare in giro col capo coperto. Essere musulmana non significa avere solo i capelli nascosti, significa anche seguire un certo codice nel vestiario, la cosidetta moda "modesty" di cui parleremo prossimamente. Essere musulmana significa anche sacrificarsi e loro lo hanno fatto. Ma lo hanno fatto con consapevolezza e coscienza e lo hanno fatto attraverso una scelta.

"All'inizio mettere il velo per me è stato un pò difficile,specie dal punto di vista "integrativo", ma crescendo ho imparato ad andare oltre a certe critiche e credere in ciò che ritengo più giusto, perché è una cosa soggetiva, del resto molti italiani credono in altri ideali. Ognuno ha la libertà di scelta. Il motivo principale per cui una donna sceglie di mettere il velo è per riservare la bellezza, dato che la donna nell' Islam è considerata una cosa preziosa, un diamante. Se tu avessi un diamante per esempio faresti di tutto per proteggerlo e per conservarlo, la stessa cosa vale per le donne e il velo. La bellezza si riserva per il marito, per la propria famiglia." 


S nella sua mail mi scrive: "Oh Profeta, dì alle tue spose, alle tue figlie e alle donne dei credenti di coprirsi dei loro veli, così da essere riconosciute e non essere molestate..." 

Mi spiega che per lei il hijab non solo è sinonimo di protezione, ma le conferisce anche un'identità. Per lei significa appartenere ad una religione bellissima, di pace e amore che va al di la di tutte le critiche che vengono mosse contro i musulmani.
Aggiunge che il hijab deve essere indossato durante le  5 preghiere quotidiane, cosa che l'ha portata a riflettere sul fatto che se ci si deve coprire davanti ad Allah ci si dovrebbe coprire anche davanti ai suoi sudditi. Riflessione che l'ha portata a decidere consapevolmente di indossare il velo. Leggendo le sue parole ho trovato la sua scelta molto comprensibile. Noi ragioniamo sempre da persone "infedeli" e non praticanti, ma se sentissimo nel profondo del nostro cuore di appartenere ad una religione e di farne parte, probabilmente saremmo anche noi spinte dal desiderio di appartenervi in pieno. Ecco perchè ha deciso di indossare il velo.


"Indossare il hijab ti cambia completamente, sia esternamente perché richiede un certo codice di abbigliamento, che internamente, perchè regala una pace unica."
Il racconto di N invece parte dall'infanzia. Mi racconta di aver frequentato un corso di arabo per bambini nel fine settimana durante gli anni della scuola elementare.
"Un giorno l' Imam e maestro, ci parlo' del velo, e del dovere di tutti noi di abbassare lo sguardo ed essere casti. Quella lezione sembrava essere una delle tante ma se me la ricordo ancora all'eta' di 22 anni credo che su di me abbia avuto un altro effetto."
Quella lezione la portò ad instaurare un buon rapporto con Allah affinchè arrivasse pronta alla pubertà, quando il hijab diventa un obbligo per le ragazze.
"Decidere di metterlo e' stato l'impulso di una bambina, ma quel gesto mi fece maturare. Per non spaventare le altre dicevo che era stata una cosa facile, ma mentivo. Alla fine degli anni '90 molte donne adulte non lo indossavano, quindi sembravo un caso isolato. Allora erano pochi pure gli stranieri. Questo quindi rendeva ogni incontro con una velata, un momento di gioia. Mi sentivo facente parte di qualcosa di piu' grande." 


N ci dimostra che la scelta, anche se personale, è comunque dettata da ciò che le è stato insegnato. Ovviamente le ragazze che decidono di indossare il hijab lo fanno perchè un dovere. Un dovere che non deriva necessariamente dalla famiglia, dal padre o dalla madre, ma dalla propria fede. Se cresciamo pensando che qualcosa ci faccia bene, affinchè il suo beneficio funzioni al meglio, faremo questa cosa mettendo il 100% di noi stessi. Ovviamente una persona che non è nata in una famiglia religiosa certe cose non le può capire facilmente.

Indossare il velo non è l'unico dovere che una ragazza musulmana ha. La scelta del velo comporta anche seguire determinate regole affinchè ci si vesta in modo modesto e non troppo vistoso. Ma questo, per una ragazza musulmana, era comunque scritto nel futuro di adolescente. Non è facile decidere di coprirsi da un giorno all'altro ma quello che ho capito parlando con queste ragazze è che era proprio ciò che desideravano. Una volta abbattuto il muro della paura, hanno trovato nel velo la pace dei sensi.
Strano vero? Pensare di sentirsi protette e serene coprendosi dal mondo. Nascondendo una parte di noi così genuina come i capelli. Capita spesso di indossare un cappello, una fascia, un accessorio per i capelli ma raramente ci nascondiamo capo e corpo...
Pensate in estate. La domanda più comune immagino sia: ma non hanno caldo?!
Ebbene si, ne hanno. Ne avresti voi?! Però rimane comunque un grande gesto di fede. 

Che possiamo capire o no ma che comunque, ad oggi, dovremmo imparare a rispettare e accettare. 
F nel suo messaggio audio mi ha raccontato in modo molto intimo la sua esperienza.
Il giorno che ha deciso di indossare il hijab è stato un grande giorno. Bello ed importante. Il velo non solo le ha permesso di sentirsi protetta - soprattutto in Marocco - ma l'ha fatta sentire una persona nuova e fiera di sè e della decisione presa.
Disapprova quelle ragazze che indossano il velo e poi dopo un anno decidono di levarlo, come quelle ragazze che indossano il hijab solo nel periodo del ramadan.

Ho apprezzato moltissimo il gesto di raccontarmi se stessa tramite un messaggio audio. Credo che ci si debba lasciare andare molto per poter raccontare qualcosa di così personale e intimo. Le testimonianze ricevute sono state tante, molte più di quelle che mi sarei aspettata. Ho trovato adesione da parte delle ragazze e un entusiasmo che francamente non pensavo e hanno fatto crescere il mio.
Le prime ragazze che ho conosciuto sono state un gruppetto vivace in un centro commerciale un sabato sera.
Ricordo di essere stata insieme ad una mia amica e di averle detto: "ora vado la e le branco". Si bè. E' andata proprio così!


Ho lasciato loro i miei contatti onde evitare di sembrare una psicopatica e me ne sono andata sperando di essere contattata. La domenica è stata una giornata di "attesa". Forse nemmeno immaginano quanto io abbia aspettato le loro richieste di amicizia su facebook, ormai unico strumento di comunicazione...
Ammetto di odiarlo ma senza non sarei riuscita a fare niente. Anzi, sarei stata costretta a crearmi un profilo per riuscire a reclutare tutte queste fanciulle.
La strada che voglio percorrere è lunga, di argomenti ce ne sono tantissimi ma per ora mi limito a proporvi quelli più ovvi e quelli che forse dovremmo affrontare prima di metterci a parlare di politica o di accanirci con commenti raziali.
Ciò che posso dire, a mio parere, è che da queste interviste ho percepito una grande forza morale.  Avere 17-20 anni e scegliere di indossare un velo non è proprio così semplice. Che sia per fare contenti i genitori, che sia per sentirsi parte di qualcosa o che sia per una necessità di completezza. Io a 17 anni mi vestivo da goth, indossavo lenti bianche e andavo in giro con delle scarpe che pesavano più di me. Detestavo essere giudicata e trovavo bigotti e fin troppo fantasiosi i pareri delle persone che non capivano il perchè di un certo abbigliamento. Oggi, dieci anni dopo, posso dire di capire il giudizio di quelle persone ma di volerlo comunque combattere. Il giudizio è una cosa normale, nessuno di noi è esente dal giudicare. Giudichiamo continuamente, più di quello che potremmo pensare. Giudichiamo ma non vogliamo essere giudicati. Giudichiamo anche senza pensarci su troppo. Sarebbe bello però, se per una volta imparassimo ad ascoltare o a fare delle domande. Perchè nutrire la propria curiosità impedisce all' uomo di giudicare quando non dovrebbe e soprattutto lo rende meno ignorante.
Pensate dunque, senza giudicare male ma immedesimandovi, quanto difficile sia indossare un velo, simbolo di fede e dedizione, anche se si è fedeli, giusti e dei buoni "cristiani".

06/02/15

#TheHijabProject_01. Tra religione, cultura ed uguaglianza.


Benvenuti alla prima pubblicazione di #TheHijabProject, una rubrica nata con l'intento di affrontare settimanalmente argomenti a noi molto vicini quanto invisibili.
Ogni venerdì Chic&Rude pubblicherà un articolo scritto grazie alla collaborazione di diverse ragazze che hanno gentilmente concesso il loro aiuto e hanno reso possibile questo progetto.
La scelta del venerdì non è casuale, essendo giornata di riposo e preghiera nei Paesi islamici. Possiamo quindi riunirci anche noi in questo spazio e confrontarci serenamente.

Il primo tema che ho scelto per inaugurare questo spazio è "Tra Religione, cultura ed uguaglianza" argomento molto delicato che spesso non trova risposta.


Diciamo la verità, quando ci capita di avere a che fare con dei musulmani, siano essi in fila alla posta, siano essi al mercato, siano in un qualsiasi altro posto, pensiamo di avere a che fare con delle persone che l'italiano lo parlano male e che capiscano poco e niente di quello che gli verrà detto.
Capita anche di dover chiamare un contatto con un chiaro nome straniero e di pensare che faremo fatica a farci capire.

Spesso infatti ci stupiamo quando ci accorgiamo di avere a che fare con persone "straniere" educate e capaci di esprimersi in un italiano quasi meglio del nostro.

Nei giorni scorsi ho avuto un piacevole scambio di email con una ragazza pakistana nata in Inghilterra. Appassionata di make-up, 28 anni di età, è una studentessa universitaria al suo ultimo anno di giurisprudenza.
Le ho introdotto in breve l'idea del mio progetto, raccontandole di essere una vera appassionata di cultura araba e che, da questa mia passione, ho deciso di avvicinarmi anche alla religione per comprendere meglio ciò che significa essere musulmani in realtà che di islamico non hanno niente.
La mia domanda è stata precisa:

"Cosa pensi dell'integrazione tra musulmani di origni arabe che vivono in un contesto non-musulmano?"

Ciò che ne esce dalla sua email è un discorso breve, coinciso e chiarissimo.

"..La verità è che le persone confondono sempre la cultura con la religione.
Questo significa che quando accade qualcosa di brutto a causa della cultura, si incolpa subito la religione. La cultura asiatica e araba non obbliga le donne ad indossare l'hijab o a sposarsi giovani. Questo non è vero.
La religione musulmana è ben diversa dalla cultura. La religione ti insegna a portare rispetto e a proteggere le donne. Non siamo tutti la stessa persona ma siamo comunque uguali.Un uomo non può fare le stesse cose che fa una donna e una donna non può fare le stesse cose che può fare un uomo, per questo siamo stati creati diversi..."

Sono certa che l'ultima frase sull'uguaglianza tra uomo e donna verrà letta in modo molto maschilista e alcune di voi si scalderanno. Non serve.

Una persona a me molto cara un giorno mi ha fatto notare che uomo e donna non sono affatto uguali. Possiamo avere gli stessi diritti, essere trattati senza discriminazione (la discriminazione è ben altra cosa) ma non saremo mai uguali o avremo mai le stesse esigenze.
L' esempio più chiaro che mi aveva riportato era quello del lavoro.
In un ufficio di reclutamento lavoro, ad una donna che cerca un'occupazione non verrà mai proposto di lavorare in cantiere. E se questo accadesse la prima cosa a cui penseremmo sarebbe sicuramente quella di una proposta discriminatoria o fuori luogo.

Ciò che ho compreso dalla mail di J (la chiamerò così per rispetto della sua privacy)
è l'evidente differenza di idea che abbiamo noi del Corano e un credente che lo ha letto e lo usa come guida spirituale.
Dai media, da quello che le tv ci dicono, da quello che leggiamo sui giornali, il Corano è il libro al quale fanno riferimento i terroristi che si fanno saltare in aria in nome di Allah, è il Libro degli uomini che sottomettono le donne, è il Libro degli estremisti integralisti.

Ma non per tutti c'è la stessa lettura. J infatti mi ha raccontato la sua visione del Corano.

"Leggere il Corano ti apre gli occhi. Permette alle donne di apprezzarsi e di comprendere quanto preziose esse siano. Nonostante sia stato scritto secoli fa è molto attuale. Tutto ciò di cui parla risulta sempre avere senso e adattarsi perfettamente agli episodi della vita quotidiana".

Una cosa che ammiro molto dei fedeli musulmani è che riescono ad applicare la parola di Dio in ogni momento della giornata e per ogni occasione.
Sanno ringraziare per le gioie, sanno accettare le sconfitte e accolgono le delusioni e le disgrazie sapendo essere una volontà di Dio e quindi motivate.
Credo che sia questo il punto focale che divide la religione dalla cultura.

La cultura varia la lettura e l'interpretazione religiosa. Su questo credo siamo tutti d'accordo. E' il come viene letto ed interpretato un certo insegnamento che ci rende educati o maleducati.
La cultura araba e la religione islamica sono due cose che vanno lette in modo diverso.
Una non dipende necessariamente dall'altra. Ci sono milioni di fedeli convertiti che non hanno mai avuto a che fare con la cultura araba ma a questo non ci pensa mai nessuno o forse chi ci pensa non lo dice. Ragion per cui religione e cultura non sempre collimano o combaciano.

J mi ha confessato che c'è stato un periodo, in giovane età, in cui pensava di essere perfetta perchè musulmana. Che fosse migliore di chiunque altro:

"...ma quando cresci e vedi il mondo realizzi che non sei migliore di nessuno, che siamo tutti uguali. Quando impari a conoscere l' Islam, realizzi che è un peccato essere troppo fieri, e pieni di sè. Dovremmo sempre rimanere umili e ringraziare sempre Allah per tutto quello che ci da."

Per chi non è un fedele o un praticante (come me) certe frasi spesso non le si comprendono appieno.
Ecco perchè abitualmente quando abbiamo a che fare con una ragazza che indossa l'hijab, che dice di sentirsi sicura col suo velo, storciamo il naso.
Perchè non capiamo nè la cultura nè la religione nè il contesto. Perchè nel nostro contesto tutto questo esiste solo in poche realtà.

Vorrei concludere l'articolo con un link ad una pagina che ho trovato per caso e che penso sia molto interessante per chiarirsi le idee: Donna e Islam : oltre il velo dignità e libertà
Vi invito a leggerlo.

Ciò che sto trascrivendo è l'opinione genuina di una persona che ha deciso di aprirsi ad una estranea spiegandole la sua visione di cultura e religione.
Non c'è ovviamente una risposta vera e definitiva, questo spazio non deve dare risposte.
Ognuno sceglierà le proprie in base al suo giudizio.

Alla prossima settimana.